Mille virtù del carciofo, nell’orto, il fiore della primavera – Il Carciofo alla Giudia in tavola per la Santa Pasqua

Il carciofo alla Giudia sarà indicato nei casi in cui si richieda un marcato e fisiologico stimolo della funzionalità epato-biliare, associata alla funzione epatoprotettiva della cinarina e del supporto glicidico dell’inulina. Inoltre, il meteorismo intestinale, provocato da altre modalità di impiego del carciofo, in questo caso è ridotto o assente, mentre sarà marcato il suo effetto lassativo nella stipsi atonica da ipofunzione epatica. Altre indicazioni riguarderanno le diete dimagranti, le anemie sideropeniche , la steatosi epatica e la sindrome di Gilbert. Il carciofo alla Giudia sarà controindicato in allattamento , nel diabete scompensato, nelle colecistiti e nelle epatiti virali in fase acuta, nelle pancreatiti acute e croniche.

Preparazione

Pulito il carciofo, lo si batterà con energia su una superficie piana affinché le foglie si aprano completamente, in modo da esporre la maggiore superficie possibile all’azione della temperatura elevata, per ottenere una cottura rapida ed uniforme.

A questo punto, è importante che il carciofo venga asciugato completamente prima di immergerlo in olio extravergine di oliva bollente, utilizzando un pentolino stretto e a bordi alti, in modo tale che esso, nell’immersione risulti coperto dall’olio. Se la temperatura sarà sufficientemente elevata, e comunque prima di raggiungere il punto di fumo, lo shock termico farà aprire in maniera più evidente le foglie , in pochi minuti, le renderà quasi cristallizzate e croccanti.

Appena il bordo delle foglie assumerà una colorazione dorata, il carciofo sarà estratto e lasciato scolare su carta assorbente. Alla fine si aggiungerà un pizzico di sale marino fino a quando esso è ancora caldo.

Come associarlo

In tutti i casi di stipsi cronica da ipofunzione epato-biliare, il carciofo alla Giudia, in virtù dello stimolo intenso, ma fisiologico, si rivelerà efficace, in associazione con 180 g di pesce al sale e 250 g d’uva, oppure due kiwi o una mela con la buccia.

Di Patrizia Pellegrini Naturopata

Bioterapia Nutrizionale®

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