L’albicocca è uno dei frutti più pregiati, sia per il suo aspetto, sia per il gradevole e delicato aroma, sia per la sua gustosa e succulenta polpa. La pianta dell’albicocco, appartenente alla famiglia della Rosacee, veniva coltivata in Cina già 3000 anni fa. Dalla Cina si diffuse sempre più a ovest, finchè arrivò in Armenia, dove fu molto apprezzata dagli invasori romani che, 2000 anni fa, la introdussero in Europa, attribuendole il nome armeniacum, che significa mela armena. Attualmente, il maggior produttore mondiale e la California. I frutti sono drupe globose oppure oblunghe, con un tipico solco longitudinale; la buccia, ricoperta da una vellutata lanugine, è di colore giallo aranciato macchiettato di scuro e protegge una polpa dolce e profumata del medesimo colore. Tra le varietà principali sono da ricordare: la Reale d’Imocuccia e la Cafona. Esiste anche una varietà che proviene dai Paesi della Penisola iberica, più grande e dal colore molto chiaro, a espressione della minore percentuale di ferro e betacarotene e del maggior quantitativo di zuccheri. L’albicocca è un frutto estivo disponibile da maggio a luglio, deliziosamente profumata e classificata tra la frutta semiacida, dato che la sua composizione chimica è caratterizzata dalla equilibrata presenza di acidi organici e di zuccheri. Le albicocche migliori sono quelle con la buccia di un bel colore giallo arancio carico e polpa soda, senza ammaccature. In frigorifero si conservano da 5 a 12 giorni.

Funzioni nutrizionali

Il contenuto in ferro dell’albicocca fresca e, soprattutto, di quella secca, per la sua particolare disponibilità, così come l’alto contenuto in betacarotene, può disturbare gli individui con funzionalità epatica compromessa o con elevati valori di ferritinemia. Invece, nei soggetti sani, questo effetto lievemente irritativo a carico dell’epatocita si traduce in una netta azione lassativa, più marcata con le albicocche secche e utile in caso di stipsi cronica. In una dieta dimagrante, l’albicocca costituisce un frutto da impiegare con particolare attenzione, in virtù del suo notevole apporto energetico e nutrizionale. Sarà utilizzabile solamente nei soggetti che, avendo praticato delle diete carenziali, necessitino di alimenti capaci di reintegrare le perdite elettrolitiche, senza apportare significative quote lipidiche. Sarà indicata anche nelle donne che presentino sideropenia dovuta a metrorragia, imponenti emorragie, diete prolungate prive di carne e a basi di alimenti poveri di ferro e vitamine.

Di Patrizia Pellegrini Naturopata

Bioterapia Nutrizionale®

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