Dal punto di vista nutrizionale, l’attenzione va esclusivamente sulle due varietà di pesche a pasta bianca, quelle con la buccia chiara uniforme e quelle con la buccia macchiettata di rosso, in quanto il quantitativo di vitamina A e i carotenoidi, contenuti in quelle a pasta gialla, ne limita l’impiego in tutti i soggetti che presentino difficoltà della funzione epatica. La pesca bianca è un drenante renale epatico, ed agisce sul fegato anche in virtù di una primitiva stimolazione della tiroide, operata dal suo contenuto in iodio. Questo stimolo induce una maggiore produzione di ormoni tiroidei, che accelerano il funzionamento di tutti i sistemi biologici. Inoltre, l’epatocita si giova dell’apporto energetico degli zuccheri disciolti in mezzo acquoso, e perciò, facilmente biodisponibile. Altra efficace azione bionutrizionale della pesca è quella che si realizza nelle sindromi cefalalgiche. In parte, questo effetto terapeutico è secondario al drenaggio epatico effettuato da questo frutto estivo, ma la rapidità d’azione è da ricondurre all’aumento della diuresi, che decongenstiona il microcircolo celebrale imbibito e generalmente la sintomatologia dolorosa. Oltre ad essere controindicata nel diabete, esistono individui che manifestano una sintomatologia allergica, se vengono a contatto con la buccia vellutata della pesca.

Fette di pesca e sale

Questo rimedio bionutrizionale si può rivelare efficace in tempi rapidi nei casi di crisi dolorose acute interessanti strutture anatomiche profonde, in particolare i dolori ossei secondari a stimolazione farmacologica della immunopoiesi, per ipoplasia midollare dopo impiego di chemioterapici. Il meccanismo d’azione  del rimedio è multi fattoriale. Infatti, la pesca sostiene la funzione epatica, fortemente impegnata in questi casi clinici. La percentuale di fruttosio, contenuta nella pesca, rapidamente assorbita ed utilizzata, attiva i meccanismi energetici. Lo iodio, presente nel frutto e nel sale, stimola la funzione detossinante. Lo iodio, presente nel frutto e nel sale, stimola la funzione tiroidea e , con essa, l’attivazione di tutti i metabolismi.

Preparazione

Presa una pesca a pasta bianca, si taglierà in spicchi sottili, si aggiungerà un pizzico di sale marino su ognuno di essi, e si assumeranno con intervallo variabile, a seconda del ritmo di insorgenza dei dolori ossei e midollari nei pazienti che abbiano necessità. Si potranno conservare per qualche ora nel frigorifero.

Di Patrizia Pellegrini Naturopata

Bioterapia Nutrizionale®

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