L’associazione Save the Chidren e la cooperativa Dedalus, nella giornata di ieri, hanno presentato il primo Patto Educativo di Comunità della città Napoli. L’accordo, resosi quanto mai attuale dopo i lungi mesi di chiusura delle scuole e dei centri educativi, punta a unire le esperienze e le risorse territoriali, creando reti, la cui forza sta nel sopravvivere anche dopo la fine del progetto. Secondo Annamaria Palmieri, assessore comunale alla scuola e all’istruzione, stimolano la corresponsabilità e la condivisione, strumenti utili a sviluppare le coscienze di ciascuno.

L’alleanza è tra le istituzioni, il terzo settore e dieci scuole di Pianura, Chiaiano, Rione Luzzatti e San Lorenzo-Vicarìa-Vasto. In questi quartieri già prima del lockdown era evidente quanto, nel dicembre 2019, era stato fotografato da OpenPolis e Con i Bambini nel Rapporto sulla povertà educativa in Campania: nella città metropolitana ci sono oltre un milione e mezzo di minori, che vivono soprattutto nei comuni che hanno meno strutture educative. Qui, il 22,10% dei giovani abbandona gli studi, a fronte di una media nazionale del 19%, e il 9,70% delle famiglie vive in condizioni di disagio economico, a fronte di un tasso nazionale medio che si attesta al 2,7%. Si comprende, così, l’appello alla responsabilità lanciato da Raffaela Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children: “Dobbiamo agire subito, per scongiurare il rischio che anche un solo bambino, in questo anno scolastico così difficile, scompaia dal radar delle scuole“. Proprio a queste spetta la direzione dei progetti del PEC, tanto che le sue strategie e i suoi metodi faranno parte integrante dell’offerta formativa di ciasun istituto, chiamato a promuovere il protagonismo dei propri studenti, dei quali conosce le carenze. Ne saranno coinvolti circa cinquemila, millesettecentosettantatrè dei quali sono già impegnati in progetti messi in campo da alcune delle diciassette organizzazioni civiche, da oggi impegnate a realizzare il PEC assieme all’Assessorato alla scuola e all’istruzione del Comune e all’Asl Napoli 1 Centro. Nato lo scorso giugno per rafforzare i rapporti tra le famiglie, le istituzioni scolastiche e le comunità locali, il Piano è un invito alla mobilitazione di tutti gli attori sociali così da rafforzare e integrare l’offerta didattica e sostenere l’impegno educativo. Affinchè ciò accada, sono previsti percorsi di educazione ambientale, scambi di podcast come strumenti di comunicazione, affido culturale per i ragazzi maggiormente a rischio, attività di educazione delle emozioni, di contenimento delle paure e di coprogettazione degli spazi per un uso condiviso di luoghi che hanno la duplice funzione educativa e sociale. Sono previsti spazi attrezzati per la didattica digitale integrata, rivolta agli alunni che non sono nelle condizioni di poterla seguire. In calendario ci sono numerosi laboratori, aperti anche alle famiglie e finalizzati allo sviluppo delle competenze digitali, della cittadinanza, della partecipazione, della radio, dell’arte, del teatro e del cinema. Questo perchè, come ha sottolineato Carlo Borgomeo, presidente dell’impresa sociale Con i Bambini, “per combattere la povertà educativa minorile, probabilmente la più grave patologia sociale del nostro Paese, bisogna costruire e qualificare comunità educanti capaci di fare rete, di attrarre e qualificare le migliori energie dei territori nei processi educativi e di inclusione“. Sono sette i pilastri del PEC: la scuola pubblica come laboratorio sociale, la priorità alle fragilità per non lasciare in dietro nessuno, il rafforzamento del rapporto tra la scuola e l’alunno, i programmi personalizzati per impedire l’abbondono scolastico o il fallimento formativo, il supporto psico-sociale alle famiglie colpite dal lockdown e dalle poche attività formative in presenza, la promozione di azioni di solidarietà tra famiglie e tra alunni, l’apertura delle scuole durante l’intera giornata.

 Tutte le opportunità educative sono gratuite, quindi non hanno ricadute sul bilancio scolastico o familiare, poichè sono finanziate da progetti oppure sono offerte dalle associazioni coinvolte. Oltre a quelle già citate, ricordiamo il Movimento di Cooperazione Educativa, L’Orsa Maggiore, L’uomo e il legno, A voce alta, Libera, Matematici per la città, Le Nuvole, il Teatro nel baule.