Mattinata di proteste all’esterno della sede dell’Unità di Crisi, nel Centro Direzionale di Napoli. Il comitato “Terra”, lista ecologista candidata alle ultime regionali, e il centro sociale Insurgencia hanno esposto più di uno striscione recante slogan accusatori nei confronti della struttura. Da “Unità in Crisi“, “La salute non va in quarantena” a “Reddito universale per tutti“. Chiara la richiesta dei manifestanti: sblocco dei ricoveri programmati e requisizione delle strutture private per tutti i cittadini bisognosi di cure.

Vero obiettivo polemico, le politiche adottate dal governatore Vincenzo De Luca prima e durante la pandemia, sul quale arriva inesorabile il giudizio dei presenti: “Se la sanità è al collasso gli unici responsabili sono lui e i suoi uomini“. Una colpevolezza che si esplicherebbe nel rapporto opaco tra i servizi offerti dalla Regione e il settore a libera concorrenza: “Siamo stanchi di una sanità pubblica subalterna agli interessi del privato – gridano – la salute, così come il diritto ad una esistenza dignitosa, non vanno in quarantena. Basta dirette Facebook senza contraddittorio, De Luca ha pieni poteri sulla gestione della sanità campana per cui è inutile questo scaricabarile con cui chiama in causa tutti meno che se stesso“.

E nelle parole dei manifestanti non c’è solo rabbia, ma anche proposte. Se n’è fatta in parte portatrice Stefania Fanelli, combattiva consigliera comunale di Marano e candidata capolista proprio con “Terra” al voto di settembre. “Chiediamo il rafforzamento della medicina territoriale; maggiore coordinamento tra Asl e Comuni. Così come urge un piano straordinario di assunzione a tempo indeterminato del personale sanitario: medici ed infermieri; assistenza domiciliare e la filiera della presa in carico delle famiglie in quarantena con ammalati Covid. Attivazione USCA ( unità di continuità assistenziale) come previsto dal decreto rilancio come anello di congiunzione, tra territorio, medici di base ed Asl“.

Senza dimenticare la questione relativa ai test oro-faringei, tema caldo fin dagli inizia della pandemia, e che in Campania ha trovato sfogo, in piccola parte, nell’autorizzazione data dalla Regione ai laboratori privati di effettuarne: “i tamponi devono essere gratuiti quando obbligatori e a costi calmierati quando effettuati non per prescrizione obbligatoria“.