Nel giro di poche ore, due istituti di Napoli sono stati occupati da studenti “No Dad” che chiedono alle istituzioni “un rientro in sicurezza“. Si tratta del liceo Labriola di Bagnoli, e ultimo, il Gianbattista Vico di Salvator Rosa. Il forte gesto politico, che è stato derubricato da parte dell’opinione pubblica come tentativo di “allungare i giorni liberi“, non ha impedito agli alunni di seguire le lezioni previste per oggi, seppur in modalità a distanza. “Non vogliamo perdere nemmeno un’ora per la nostra formazione, e non ostacoleremo il rtorno previsto per il 1 febbraio” afferma una studentessa.

Nonostante sia stata ormai ufficializzata la data di riapertura delle superiori, la forma di protesta ha assunto i caratteri dell’occupazione fisica per imprimere ulteriore valore politico a quelle rivendicazioni sulle quali gli studenti battono i pugni da mesi. Sotto il titolo di sicurezza, nell’immediato, vanno ricondotti temi come la collettività, la messa in sicurezza delle strutture carenti, tamponi gratuiti per tutte le componenti del mondo scolastico, presidi medico-sanitari in tutti i plessi; senza dimenticare il problema trasversale del trasporto pubblico, che coinvolge l’intera cittadinanza. E qualora la mancanza di spazio all’interno degli edifici scolastici dovesse scontrarsi con la necessità di garantire un adeguato distanziamento, gli studenti invocano “l’utilizzo di luoghi attualmente inattivi come teatri, cinema e parchi“.

Per l’Osservatorio popolare studentesco, organismo che fa da collante politico e analitico, la possibile risoluzione degli annosi ritardi del mondo della scuola sta tutta, in chiave prospettica, nell’uso corretto del Recovery Fund: “abbiamo bisogno di investimenti mirati per la scuola, dei 222,9 miliardi europei solo il 12,8% è destinato all’istruzione – si legge in un post su facebook della pagina Studenti Autorganizzati Campanisono i soldi che, volenti o nolenti, pagheremo noi giovani e vogliamo avere voce in capitolo su come vengono spesi. Che finanzino un incremento del trasporto pubblico, la ristrutturazione degli edifici scolastici e la messa a norma di spazi alternativi in cui fare lezione. Abbiamo bisogno anche che venga tutelata la salute fisica e mentale degli studenti, attraverso l’inserimento di presidi medico-sanitari e sportelli d’ascolto nei nostri istituti“.

Dunque, se finora l’occupazione fisica ha coinvolto solo due istituti napoletani, potrebbe scatenarsi a breve un effetto domino (già evidente su scala nazionale), date le scosse che d’improvviso il sistema scolastico potrebbe ricevere da un possibile aumento dei contagi all’indomani della riapertura di febbraio.