La corsia preferenziale per accorciare i tempi di consegna del passaporto erano scarpe griffate, dolci, e denaro cash. Tanto per accorciare di consegna del documento, e senza fare interminabili file, per sé e per i propri cari. Sono quattro gli indagati, per i quali si profilano i reati di corruzione e accesso abusivo al sistema informatico. L’inchiesta è coordinata dal pm Valeria Sico, e guidata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio.

A finire sotto accusa anche un impiegato dello Stato, impiegato civile del Ministero dell’Interno, che dovrà difendersi dall’accusa di aver agevolato alcuni suoi conoscenti nella trafila necessaria ad acquisire il passaporto. Era lui l’uomo chiave che, con un’incursione informatica, poteva interferire nell’iter amministrativo del passaporto. Inoltre, avrebbe anche dato piena disponibilità nelle pratiche legate al rilascio del documento sempre bypassando infinite code agli sportelli dell’ufficio passaporti. Consegnava poi brevi manu, anche fuori dal palazzo, il documento validato e riceveva in cambio soldi e regali.

Tutta la trama si consumava all’insaputa della dirigente preposta all’ufficio passaporti, completamente estranea ai fatti. I pm hanno spiegato che l’impiegato «Si inseriva nel portale passweb, al fine di verificare lo stato della pratica e ritirare, inserendo il proprio nominativo quale delegato al ritiro o il nominativo dei correi, pur non essendo delegato formalmente, provvedendo formalmente al ritiro del passaporto che poi consegnava agli intermediari o agli intestatari diretti dei documenti, all’esterno dell’ufficio passaporti».