Talento, genio e sregolatezza: questo e molto altro era e rimarrà Maradona per tutti gli amanti del calcio. Nel giorno della sua morte è superfluo parlare delle polemiche che hanno segnato la vita di questo grande campione. Oggi c’è spazio solo per lo sgomento del mondo intero, che piange la prematura scomparsa di Diego Armando Maradona, morto a 60 anni per un arresto cardiaco nella sua casa di Tigre in Argentina alle 13:02 ora locale, dove stava trascorrendo la convalescenza dopo un intervento al cervello. La “Nation“, un quotidiano ritenuto vicino all’entourage di Diego Maradona, riferisce che sul posto, dopo che l’ex fuoriclasse si è sentito male in casa, sono accorse alla fine ben nove ambulanze ma che ogni tentativo di rianimarlo è stato inutile. A diffondere per primo la notizia del decesso del campione è stato il Clarìn, autorevole testata del Sud America. ”Unico, irripetibile genialità, il più grande di tutti, il più amato di tutti. Un grande uomo di calcio, un grande uomo di sport che prima del mondo intero, ha fatto innamorare Napoli perché di slancio e senza ipocrisia ha saputo scoprirne e interpretarne l’anima – ha commentato il governatore campano Vincenzo De Luca -. Ha contribuito a riaccenderne l’orgoglio, unendo generazioni che lo hanno saputo amare, capire e anche perdonare”.

Cordoglio è stato espresso anche dal Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris che ha commentato con un tweet la morte del campione: “È morto Diego Armando Maradona, il più immenso calciatore di tutti i tempi. Diego ha fatto sognare il nostro popolo, ha riscattato Napoli con la sua genialità. Nel 2017 era divenuto nostro cittadino onorario. Diego, napoletano e argentino, ci hai donato gioia e felicità! Napoli ti ama!”. 

El Pibe de Oro lo ricorderemo tutti come un campione con la palla sempre attaccata ai piedi, che a Napoli ha realizzare ben 115 goal in 7 stagioni. Ed è stato proprio con la città e con i napoletani che Maradona ha stretto il legame più intimo e forte, quasi indissolubile. Acquistato dal club campano per la cifra record di 13 miliardi e mezzo di lire, viene presentato allo stadio San Paolo il 5 luglio del 1984 di fronte ad ottantamila tifosi, ai quali viene chiesto di pagare la cifra simbolica di mille lire per poterlo ammirare dal vivo. ”Napoli e la Maradona sono una sintesi – ha spiegato lo scrittore partenopeo Maurizio De Giovanni -. Lui è il più grande cittadino di questa città. Il fatto che non sia nato qui è casuale, ma Napoli è sempre rimasta casa sua, nonostante ci sia tornato poco. Se un napoletano va nel mondo, ancora gli si sorridono e gli dicono “Maradona”. Certo, il riscatto: Napoli diventa vincente nel momento in cui lo diventa sul campo di calcio, acquisisce un’autostima che non aveva e trova le ragioni della propria ripresa. Maradona ha acceso il Rinascimento napoletano”.

Maradona i suoi tifosi non li ha mai delusi: memorabile la supercoppa del 1990, quando la squadra vinse per 5-1 contro la Juventus e che dopo 30 anni, lo scorso 1 settembre, El Pibe de Oro aveva ricordato con un post su Facebook: “Sono ancora in tempo. Oggi è il trentesimo anniversario della partita di Supercoppa del 1990, che vincemmo contro la Juventus per 5-1. Mi dispiace che la società attuale non ricordi questi risultati che ci resero grandi. Lo dico per me e per i miei compagni, che scrissero la storia del mio amato Napoli: Alemao, Baroni, Galli, Taglialatela, Renica e Silenzi. De Napoli, Careca, Mauro, Bigon, Maradona, Crippa e Ferrara. Francini, Rizzardi, Incocciati, Zola, Venturin e Corradini. Tutti grandi. Forza Napoli sempre!!!“. 

Appresa la notizia della morte di Maradona migliaia di messaggi di dolore e commozione sono circolati in rete e sui social, in particolare nelle pagine dedicate al campione. Cordoglio e commozione soprattutto a Napoli, dove la città è in lutto per la scomparsa di Maradona. Ai Quartieri Spagnoli ieri sono comparsi manifesti a lutto, una folla si è radunata davanti al murales in via Emanuele De Deo. Allo stadio San Paolo le luci sono rimaste accese tutta la notte.

 “Un dolore atroce per noi napoletani. Diego è stato un simbolo per questa città, che vive per il calcio” ha detto l’olimpionico del pugilato Patrizio Oliva, oro a Mosca 1980 e poi ct della nazionale, napoletano e tifoso della squadra di Gattuso. ”È l’unico che ci ha portato ai massimi livelli grazie alla sua genialità. È un dolore incolmabile per tutti noi. Era più scugnizzo di tanti napoletani, si è integrato fin dal primo giorno ricevendo e ricambiando un affetto incredibile. Prese la squadra, che fu costruita nel modo giusto ovviamente, e l’ha portata allo Scudetto“, ha aggiunto Oliva.