Da oltre quarantotto ore la Striscia di Gaza è sotto l’ennesima ondata di bombardamenti
indiscriminati da parte dell’aviazione israeliana. Questi hanno provocato decine di morti, tra cui
molti minori. L’aggressione avviene dopo giorni e giorni di violenze perpetrate ai danni della
popolazione palestinese di Gerusalemme da parte delle forze israeliane che insieme a squadracce di
coloni hanno assaltato ripetutamente la Spianata delle Moschee, provocando centinaia di feriti e
compiendo decine di arresti.
In realtà da anni è in corso una silenziosa pulizia etnica, in particolare nei quartieri arabi di
Gerusalemme, con l’obiettivo di cancellare giorno dopo giorno ogni presenza palestinese e araba
dalla città. L’ultimo atto in ordine di tempo è il tentativo di scacciare decine di famiglie palestinesi
dai quartieri di Sheikh Jarrah e Silwan, a Gerusalemme Est, dove abitano da oltre sessant’anni, per
assegnarne le case a famiglie di coloni israeliani.
Per la stessa ragione le autorità di Israele sempre più spesso, e anche più nelle ultime settimane,
ostacolano l’accesso alla stessa Moschea di Al Aqsa, terzo luogo santo dell’Islam, con vere e proprie
provocazioni ai danni dei fedeli musulmani.
Contro tutto questo la popolazione palestinese manifesta da giorni, a Gerusalemme, in
Cisgiordania e nelle Terre del ’48.
Di fronte a tutto ciò gli organi di stampa in Occidente fingono una vergognosa equidistanza, intesa
a mascherare le responsabilità di Israele, mettendo sullo stesso piano oppressori e oppressi.
Scrivono dell’ennesima “crisi” o “conflitto”, arrivando addirittura a parlare di “pioggia di fuoco su
Gerusalemme”, quando la verità è sotto gli occhi di tutti: l’aviazione di uno degli eserciti meglio
equipaggiati al mondo, appartenente a quello che è riconosciuto a tutti gli effetti come uno Stato
occupante, sta compiendo l’ennesima feroce rappresaglia in risposta a proteste e azioni di resistenza
riconosciute legittime dallo stesso diritto internazionale e dalle Convenzioni di Ginevra (le stesse
che condannano lo spostamento forzato di popolazioni, come quella attuata da Israele).
Tutto ciò avviene mentre si avvicina la ricorrenza del 73° anniversario della Nakba, cioè la
“Catastrofe” del popolo palestinese, quando più di 840 mila persone, circa la metà della
popolazione dell’allora Palestina, sono stati cacciate dalle loro case e dalla terra dei loro antenati.
531 villaggi e città palestinesi sono stati distrutti ed oltre 400.000 palestinesi sono stati uccisi nelle
azioni di pulizia etnica.
Per condannare l’ennesima aggressione israeliana alla terra e alla vita dei Palestinesi, nella Striscia
di Gaza come a Gerusalemme e in tutta la Palestina occupata, è convocato un presidio sabato 15
maggio in Piazza Plebiscito, alle ore 16.

Centro Culturale Handala Ali
Qui per seguire la manifestazione e gli aggiornamenti
http://bit.ly/Ricordare-e-resistere-per-esistere