Lunedì sarà un giorno importante per il futuro di Napoli, appena tinta di rosso. L’amministrazione, attesa al varco, è chiamata a dare una prova di forza nel mentre della tempesta Covid: gli scranni della sala dei Baroni attendono un De Magistris senza maggioranza in cerca di 14 voti per approvare il fatidico bilancio (si tratta di una seconda convocazione del consiglio dopo lo scioglimento per mancanza del numero legale).

Come anticipato qualche giorno fa, le posizioni di alcuni consiglieri d’opposizione sono in bilico. Palmieri (misto), Ulleto (Iv) e Guangi (Fi), come nel recente passato, sono i maggiori indiziati per restaurare la facciata di Palazzo San Giacomo e garantirne la continuazione fino a scadenza di mandato. Se De Magistris si dice convinto di raggiungere il risultato, “alla fine ci sarà quel numero necessario di consiglieri comunali, tanto di maggioranza che di opposizione“, Forza Italia e Partito Democratico si sono affrettati a rendere sdrucciolevole il terreno. Le proteste dei lavoratori socialmente utili all’esterno del Maschio Angioino e le presunte minacce ad alcuni consiglieri di opposizione, sarebbero state strumentalizzate dai membri di maggioranza per addossare le colpe della mancata stabilizzazione dei lavoratori a chi potrebbe far cadere l’amministrazione. Predica per questo serietà il dem Federico Arienzo, “non si possono pagare fornitori e servizi. Ci sono 20 milioni in meno per il trasporto pubblico, assumiamo gli Lsu e poi mettiamo in crisi altri lavoratori? Quello che c’è scritto nel bilancio non si potrà applicare. E io valuto questo“.

Sulla stessa lunghezza d’onda il berlusconiano Stanislao Lanzotti, che però apre un capitolo importante per il voto di lunedì: “noi voteremo no, siamo contrari a de Magistris. Però potrebbe arrivare un commissario straordinario e la cosa negativa è che la nomina arriverà da questo Governo incapace“. Insomma, un colpo al cerchio e uno alla botte. Come a dire: bisogna scegliere il male minore. E la sensazione proveniente dalle stanze forziste, è proprio quella di dare a Salvatore Guangi la possibilità di sganciarsi, e fungere da stampella al sindaco per poi ascriversi nell’elenco dei responsabili; pena l’arrivo di un funzionario nominato da quell’esecutivo rispetto al quale Forza Italia è schierato sugli scranni opposti in Parlamento.