Enormi progressi sono stati fatti nella scoperta di un vaccino contro l’ebola, soprattutto grazie alla ricerca italiana, e in particolare grazie al Consiglio Nazionale di Ricerca della Federico II.

Il progetto di ricerca per la creazione di un vaccino contro l’ebola è iniziato 14 anni fa, seguendo un modello di ricerca e sviluppo poco convenzionali, e nella scia del successo del vaccino contro questo virus, si spera di poterne produrre altri per malattie quali l’epatite C, la malaria, l’influenza, la tubercolosi e molte altre.

Okairos, il gruppo di ricerca fondato e diretto dal biologo molecolare Riccardo Cortese, è la forza motrice dietro la scoperta di questo vaccino.  Riccardo Cortese è un napoletano che ha lasciato un lavoro sicuro per portare avanti la sua idea: sviluppare dei vaccini inserendo del DNA del virus dell’ebola in un altro virus.  Perché la creazione del vaccino contro l’ebola si è rivelata così complessa? Che cos’è il virus dell’ebola? E cosa lo rende così letale?

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La mortalità in una epidemia di ebola può variare dal 45% al 60-70% ed in alcune epidemie in passato, ha anche toccato il 90%; ed il motivo per cui l’epidemia è così letale, è che essa rivolta il sistema immunitario contro se stesso. Normalmente quando un virus attacca il corpo umano, mette in moto una reazione a catena nel sistema immunitario come infiammazioni, febbre, etc. che combattono l’infezione. Il virus dell’ebola, invece non viene da riconosciuto dal sistema immunitario come un agente infettivo, dandogli così l’opportunità di infettare e distruggere le cellule stesse del sistema. Questo agente virale comunque, non si limita ad attaccare le difese del corpo umano, ma interferisce anche con altri tessuti ed organi come la milza, e i reni. Qui distrugge cellule che aiutano il corpo umano a regolare l’equilibrio dei fluidi e quello chimico, quest’ultimo contribuisce alla creazione di proteine per la coagulazione del sangue, causando così perdite di sangue dai vasi sanguigni nei tessuti circostanti, e il collasso dei polmoni, del fegato, dei reni e altri organi. Gli scienziati, fino ad ora hanno cercato di capire come il sistema immunitario di coloro che sono sopravvissuti al virus sia riuscito a combatterlo ed a creare degli anticorpi contro di esso.

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Riccardo Cortese ha invece usato un nuovo approccio: quello di camuffare il virus, inserendo il DNA del virus dell’ebola in un altro virus facilmente riconoscibile dal nostro sistema immunitario, ha fatto si che questo ‘cavallo di Troia‘ e ciò che contiene, possa essere attaccato e distrutto, così che si possano creare degli anticorpi.  Fino ad ora gli esperimenti fatti sulle scimmie in laboratorio hanno dato risultati positivi, e il vaccino dovrebbe entrare in produzione ed essere distribuito nel 2015. Riccardo Cortese, con la flessibilità mentale tipica dei napoletani a affrontato il problema da un’altra prospettiva, che, si spera, aprirà nuove strade per la ricerca sullo sviluppo dei vaccini.

Da: Health News Today e Nature Magazine

Simona Caruso