Napoli città dell’accoglienza, a volte forse più un “Refugium peccatorum“.  Secondo alcune ricerche sembra che la figlia di Vlad Tepes III, in arte “il conte Dracula” sia cresciuta a Napoli e che il suo stesso padre sia sepolto nella città partenopea. Non è una storia nuova e a dispetto delle ricerche non ci sono certezze, come talvolta accade, quando si prova a ricostruire un passato oramai lontano, è spesso una questione di prospettive ed interpretazione degli indizi che emergono dalla ricerca.

Alla fine del XV secolo. L’Europa dell’Est era sotto assedio da parte dei turchi. Nel 1479 il re di Napoli Ferdinando d’Aragona, che apparteneva all’Ordine del Drago, lo stesso del Conte Vlad III, tornò dalla guerra portando con se dall’Europa Orientale una bambina di sette anni di nome Maria Balsa, che dalla Romania trovò rifugio a Napoli e venne adottata da una nobildonna, Andronica Cominata. Quando Maria arrivò a Napoli si vociferava che fosse di nobili origini slave e l’erede ad un importante trono, ma senza alcun preciso riferimento alla dinastia della Valacchia. La stessa Maria non rivelò mai apertamente la sua discendenza dal Conte Vlad, ma c’erano degli indizi riguardo alla sua provenienza: per esempio il suo cognome Balsa, potrebbe essere una variazione di Balkan, ma più verosimilmente derivato dall’antico rumeno Bal o Balur che significa drago, il cui suffisso sa stava per figlio; dunque: Bal-sa o “figlia del drago. Maria Balsa crescerà e vivrà la sua giovinezza alla corte di Napoli, ma chi sono i suoi veri genitori?
Una cosa è certa: la giovane ha davvero origini nobiliari. Proprio per questo, una volta cresciuta, il re Ferdinando la concederà in sposa al nipote primogenito Giacomo Alfonso Ferrillo, conte di Muro Lucano e Signore di Acerenza. Dopo il matrimonio, Maria seguirà il marito in Lucania trasferendosi nei suoi possedimenti.

Intorno al 1520 i coniugi Ferrillo-Balsa ordinano la ristrutturazione della cattedrale del paesino di Acerenza, facendo edificare al suo interno una piccola e misteriosa cripta ed è proprio qui  che emergono elementi che lasciano supporre che
Maria Balsa potrebbe essere la figlia di Vlad III, di Valacchia, il leggendario e feroce Dracula dei romanzi di Bram Stoker.
A tradire la vera identità della principessa, rimasta segreta fino alla sua morte, sarebbe stato il simbolo di famiglia che spicca sulla cattedrale di Acerenza. Non si tratta del simbolo dei Ferrillo, ma di quello dei Balsa che, per rango, sovrasta quello del marito. L’immagine rappresenta un drago inferocito e con le narici dilatate (tratto estetico caratteristico di Vlad più volte testimoniato). Il Drago spiega delle grandi ali simili a quelle di un pipistrello.
A quel tempo tra la Serbia e la Romania, l’unico che possedeva nel blasone il Drago è il celebre Vlad III Basarad o Balsarad. Inoltre in quello di Maria Balsa, oltre al Drago, compare la Stella: anche questa immagine rimanderebbe a Dracula, divenuto despota proprio l’anno del passaggio della cometa di Halley.
Sempre sul drago è importante dire che Vlad II, padre del noto despota,aveva fondato nel 1408, insieme a Sigismondo di Lussemburgo, al padre di Alfonso di Aragona ed a  Scandeberg d’Albania,  l’Ordine detto del Drago, una alleanza di reciproco soccorso  per  contrastare l’ invasione dei Turchi.


Così nella Cattedrale di Acerenza numerosi sono i segni di questo profondo legame tra i Ferrillo e la dinastia slava. Inoltre, all’interno della cattedrale,  ci sono altri simboli, tra cui due dipinti e strane incisioni che lasciano pensare a questo collegamento. Nella Cripta sotto il presbiterio, infatti, nota come Cappella “Ferrillo”, in uno dei dipinti si può riconoscere S. Andrea, patrono della Romania,  e nel secondo appare la stessa Maria Balsa rappresentata come Santa Margherita di Antiochia che schiaccia la testa di un drago,  una rappresentazione iconografica del padre.
E poi, sempre nella cripta,  inciso un volto di un uomo, con la barba che termina a riccio, le narici visibilmente aperte ed addirittura i canini sporgenti.

A Napoli ci sono ulteriori  legami tra i Ferrillo-Balsa e la dinastia di Valacchia che emergono  dall’osservazione di un sarcofago, attribuito a Matteo Ferrillo. L’enorme lastra marmorea, nel chiostro di Santa Maria la Nova presenta strani simboli completamente estranei alla tradizione sepolcrale, iconografica napoletana. Il gigantesco Drago sulla lastra tombale è affiancato da piccoli simboli che lasciano pensare che quella non sia in realtà la tomba di Matteo Ferrillo, Sulla destra del Drago, di dimensioni molto più piccole si intravede un baldacchino che sormonta due delfini e strani decorazioni assolutamente slegate dalla tradizione napoletana, ma appartenente a usanze dell’Europa centrale. Ci sono, inoltre, sulla sinistra del drago due simboli di provenienza egizia mai visti su una tomba europea: due sfingi contrapposte che potrebbero indicare il nome della città di Tebe che gli egiziani chiamavano per l’appunto “Tepes“. Questo lascia supporre i ricercatori che in questa simbologia è celata l’identità dell’innominabile che è realmente sepolto li: il Conte Vlad Tepes III Draculea o Dracula, le cui spoglie mortali non sono mai state trovate nei luoghi riconosciuti come la su tomba ufficiale. In oltre, per mera coincidenza, non lontano, sempre nel chiostro di Santa Maria la Nova, c’è la tomba appartenente ad Andronica Comnena o Cominata, la madre adottiva di Maria Balsa. 

Così prende sempre più corpo l’ipotesi che Vlad Tepes non fosse effettivamente morto in battaglia, cosa di cui non si hanno prove, ma fosse stato fatto prigioniero; e che Maria Balsa, che era sua figlia, l’abbia fatto riscattare, forse grazie anche al sostegno di organizzazioni filantropiche come il Pio Monte della Misericordia, che spesso si adoperava per il riscatto di prigionieri cristiani nelle mani dei turchi. Tepes sarebbe stato quindi  portato a Napoli dove poi sarebbe morto e sepolto.