Napoli, la Città dei Re, II parte

…. La prima cosa fatta dal nuovo re è la costruzione dell’arco trionfale all’ingresso del Maschio Angioino, simbolo del nuovo potere sul vecchio, ‘questo da gloria eterna al nuovo sovrano e sostituisce nel ricordo del popolo i vecchi dominatori con i nuovi’ (cit).

porta capuana 1950ù

Sotto la dinastia aragonese si crea un nuovo periodo di pace e di prosperita` dove avviene un ricco scambio culturale tra artisti napoletani e stranieri. Questo e` un periodo fertile per l’architettura napoletana: Porta Capuana, la tomba del cardinale Brancaccio nella chiesa di Sant’Angelo a Nilo (Donatello),

tomba del cardinale Brancaccio

il palazzo di Diomede Carafa, sono solo alcuni degli esempi delle creazioni architettoniche di questo periodo.

     palazzo di Diomede Carafa

Tuttavia la dinastia aragonese non riesce ad evitare la sconfitta ad opera delle truppe francesi di Carlo VIII, e dopo un periodo di lotte tra francesi e spagnoli, Napoli vede l’arrivo di un nuovo dominatore: Consalvo di Cordova che si impadronisce della città in nome del re di Spagna Ferdinando il Cattolico (1503).

via Toledo

Il dominio spagnolo con i viceré dura dal 1503 al 1707. In questo periodo, Napoli vede una forte espansione urbanistica dai quartieri spagnoli a via Toledo, al Palazzo Reale (1600) affidato alla supervisione dell’architetto Domenico Fontana.

  palazzo reale

Dopo una breve dominazione austriaca, la citta` vede l’arrivo di Carlo III di Borbone.   

carlo III

Questi riporta la citta` a capitale di un regno indipendente, e nel 1759 e vede tra l’altro la costruzione della Reggia di Capodimonte, gli successe il figlio Ferdinando IV, in questo periodo si hanno innovazioni politiche sollecitate dalle idee illuministiche.

Reggia di Capodimonte     

Dopo la breve esperienza della repubblica partenopea (1799) e il periodo dell’occupazione francese, con Gioacchino Murat, (1806-1815),

gioacchino murat

la dinastia borbonica riprende il potere su tutta l’Italia meridionale. Al territorio viene dato il nome di ‘Regno delle due Sicilie’ e dura fino al 1860 anno dell’annessione al regno Sabaudo. Con la dinastia dei Savoia Napoli conosce un periodo di rinnovata importanza, anche se perde il titolo di capitale ufficiale. Infatti la casa reale piemontese sembra preferire Napoli a Roma, passando la maggior parte del loro tempo nella città partenopea, nella Reggia di Capodimonte.

Reggia di Capodimonte1

La scelta sembra logica, dal momento che Napoli e non Roma, è una citta` ‘attrezzata’ per accogliere i re e le loro famiglie. Roma, dai tempi dell’impero guarda all’istituzione della monarchia con diffidenza. Essa non e` una citta` per monarchi, dai tempi dei sette re, non ha più accettato il concetto di monarchia, al punto che le parole re/regina diventano sinonimo di ingiustizia, inciviltà e proprie di società barbariche. Napoli, d’altro canto, non ha avuto che re dal 1139. I re l’hanno concepita e creata; i re l’hanno voluta e modellata secondo i loro bisogni, mostrando con il simbolismo di strutture architettoniche, il loro potere, costruendo degli spazi grandiosi per se stessi come individui e come regnanti. E` inevitabile che un tale posto abbia potuto attirare l’attenzione di famiglie reali, e che come nel caso dei Savoia, si siano sentiti qui a proprio agio, accolti anche da un popolo abituato non solo ad essere suddito, ma anche al prestigio e alla grandiosita` del protocollo reale. Così ancora oggi dalle navi, traghetti ed imbarcazioni, che entrano ed escono dal porto della città partenopea, i segni del passaggio dei re è evidente. Gli spazi reali sono ancora lì, adempiendo al compito simbolico affidatogli lungo tempo fa: preservare l’impronta del loro potere e della loro grandezza.

Maschio angioino

da:   –http://digilander.libero.it/Napolistoria/   -Wikipedia

Simona Caruso

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