Napoli, una tra le più belle e ricche capitali di un tempo che fu…ecco un video dei nostri simpatici amici…

Napoli, la Città dei Re

L’importanza della definizione dello spazio nella monarchia assoluta

Dal ponte dei traghetti e delle navi che entrano ed escono dal porto di Napoli, si distinguono chiaramente contro lo sfondo urbano, tre castelli, che dominano e definiscono la città. Le fortezze di Castel dell’Ovo, Castel Nuovo, e Castel Sant Elmo sono un messaggio, una dichiarazione del carattere e della vera natura di Napoli. Per tutti coloro che approcciano la città dal mare, ora come allora, il messaggio è forte e chiaro: Napoli è la capitale di un regno, una città di re.Per noi oggi non significano molto, quei castelli sono solo monumenti, cose che diamo per scontate, tuttavia emanano ancora un messaggio subliminale sull’essenza della città; ma coloro che, in passato, si avvicinavano alla città dal mare, sapevano istantaneamente che stavano entrando in un regno.

In una veloce carrellata, soffermandoci sui momenti più importanti, attraverso mille anni di storia, cercheremo di mettere in evidenza come il susseguirsi di re e di regni abbia definito i tratti del carattere di una città creata dai re per i re: i monarchi , e tutti coloro che detengono il potere assoluto creano e definiscono lo spazio che li circonda principalmente per se stessi e per lasciare un’impronta eterna del loro passaggio.

La delineazione dello spazio voluta da un re deve essere per necessità grandiosa, e simbolo del suo potere da imprimere su sudditi e stranieri. Il fasto, lo sfarzo, la costruzione di strutture grandiose sono infatti un segno del potere del monarca. In tempi di pace, di prosperità e non, i re, o tutti coloro che detengono il potere assoluto, investono nella creazione di strutture oltre che per se, anche come forma di strumentalizzazione: per soddisfare il desiderio inconscio del popolo di grandezza o meglio di appartenenza: cioè di far parte di qualcosa di grande, per essere così distratti dalla quotidianità e dai problemi giornalieri. La grandiosità delle costruzioni ha, in tal modo, il compito non solo di far sentire ai sudditi del regno, il potere del monarca, ma anche di farli partecipi di tale potenza, e allo stesso tempo deve servire da monito a possibili invasori.Dopo la conquista da parte dei bizantini nel 536, Napoli divento’ un ducato autonomo intorno al 660. Il primo duca Basilio, secondo la tradizione, sarebbe stato nominato dall’Imperatore bizantino Costante II.

Tuttavia la lunga storia della città come regno vero e proprio comincia nel 1139 con la conquista di Ruggiero II il Normanno, che dopo essere stato incoronato re di Sicilia nel 1130, con l’annessione di Napoli, realizza uno stato monarchico unitario nell’Italia meridionale. Durnate la dominazione normanna il Castel dell’Ovo viene trasformato in una vera e propria fortezza, che nelle succesive modifiche attraverso i secoli prende la forma attuale.E’ solo con Guglielmo I (1154-1166) che si da inizio alla costruzione di Castel Capuano, adibito a dimora reale. Alla morte di Guglielmo II (1189), il regno meridionale fu conquistato da Enrico VI di Svevia e sotto Federico II di Svevia, incornato imperatore nel 1220, Napoli vede una vera e propria rinascita economica e culturale. Il re riforma le strutture dello stato, e trasforma Napoli in un vero e proprio centro artistico e culturale, fondando l’università nel 1224 e trasformando la corte di Napoli in un centro per poeti, artisti e scienziati.Alla morte di Federico II successe Carlo d’Angiò, che dopo aver sconfitto, nella battaglia di Benevento (1266), Manfredi, il figlio naturale di Federico II, dà così inizio alla dinastia degli angioini a Napoli. Molti sono i luoghi legati alla dinastia angioina, da Castel Nuovo alla chiesa del Carmine a piazza Mercato. Nuovamente sotto Carlo d’Angiò ci fu una rinascita della città, il commercio viene favorito e diviene ancora una volta un centro culturale per artisti e letterati; nuove chiese sono costruite. Sotto il governo di Roberto d’Angiò viene costruito Castel Sant’Elmo nel 1329. Una serie di re e periodi di lotte seguono la fine della dinastia angioina, fino all’ingresso a Napoli di Alfoso d’Aragona nel 1442, che segna l’inizio di una nuova era. La prima cosa fatta dal nuovo re è la costruzione dell’arco trionfale all’ingresso del Maschio Angioino, simbolo del nuovo potere sul vecchio, ‘questo da gloria eterna al nuovo sovrano e sostituisce nel ricordo del popolo i vecchi dominatori con i nuovi’ (cit). Sotto la dinastia aragonese si crea un nuovo periodo di pace e di prosperita` dove avviene un ricco scambio culturale tra artisti napoletani e stranieri. Questo e` un periodo fertile per l’architettura napoletana: Porta Capuana, la tomba del cardinale Brancaccio nella chiesa di Sant’Angelo a Nilo (Donatello), il palazzo di Diomede Carafa, sono solo alcuni degli esempi delle creazioni architettoniche di questo periodo. Tuttavia la dinastia aragonese non riesce ad evitare la sconfitta ad opera delle truppe francesi di Carlo VIII, e dopo un periodo di lotte tra francesi e spagnoli, Napoli vede l’arrivo di un nuovo dominatore: Consalvo di Cordova che si impadronisce della città in nome del re di Spagna Ferdinando il Cattolico (1503). Il dominio spagnolo con i viceré dura dal 1503 al 1707. In questo periodo, Napoli vede una forte espansione urbanistica dai quartieri spagnoli a via Toledo, al Palazzo Reale (1600) affidato alla supervisione dell’architetto Domenico Fontana. Dopo una breve dominazione austriaca, la citta` vede l’arrivo di Carlo III di Borbone. Questi riporta la citta` a capitale di un regno indipendente, e nel 1759 e vede tra l’altro la costruzione della Reggia di Capodimonte, gli successe il figlio Ferdinando IV, in questo periodo si hanno innovazioni politiche sollecitate dalle idee illuministiche. Dopo la breve esperienza della repubblica partenopea (1799) e il periodo dell’occupazione francese, con Gioacchino Murat(1806-1815), la dinastia borbonica riprende il potere su tutta l’Italia meridionale. Al territorio viene dato il nome di ‘Regno delle due Sicilie’ e dura fino al 1860 anno dell’annessione al regno Sabaudo. Con la dinastia dei Savoia Napoli conosce un periodo di rinnovata importanza, anche se perde il titolo di capitale ufficiale. Infatti la casa reale piemontese sembra preferire Napoli a Roma, passando la maggior parte del loro tempo nella città partenopea, nella Reggia di Capodimonte. La scelta sembra logica, dal momento che Napoli e non Roma, è una citta` ‘attrezzata’ per accogliere i re e le loro famiglie. Roma, dai tempi dell’impero guarda all’istituzione della monarchia con diffidenza. Essa non e` una citta` per monarchi, dai tempi dei sette re, non ha più accettato il concetto di monarchia, al punto che le parole re/regina diventano sinonimo di ingiustizia, inciviltà e proprie di società barbariche. Napoli, d’altro canto, non ha avuto che re dal 1139. I re l’hanno concepita e creata; i re l’hanno voluta e modellata secondo i loro bisogni, mostrando con il simbolismo di strutture architettoniche, il loro potere, costruendo degli spazi grandiosi per se stessi come individui e come regnanti. E` inevitabile che un tale posto abbia potuto attirare l’attenzione di famiglie reali, e che come nel caso dei Savoia, si siano sentiti qui a proprio agio, accolti anche da un popolo abituato non solo ad essere suddito, ma anche al prestigio e alla grandiosita` del protocollo reale. Così ancora oggi dalle navi, traghetti ed imbarcazioni, che entrano ed escono dal porto della città partenopea, i segni del passaggio dei re è evidente. Gli spazi reali sono ancora lì, adempiendo al compito simbolico affidatogli lungo tempo fa: preservare l’impronta del loro potere e della loro grandezza.
da: –http://digilander.libero.it/Napolistoria/ -Wikipedia

Simona Caruso