Padre Alex Zanotelli ha denunciato l’aumento degli investimenti statali in armi e ha chiesto alle giovani generazioni di mobilitarsi per la pace e per la giustizia, a cominciare da quella per Giulio Regeni

Trecento persone sabato 25 gennaio hanno manifestato per la pace e per chiedere giustizia per Giulio Regeni, il ricercatore friulano torturato e ucciso in Egitto. Accanto agli attivisti del nascente movimento delle Sardine, scesi in piazza san Domenico Maggiore prima e in piazza del Gesù dopo, c’era molta gente comune, alcuni esponenti dell’associazionismo e del Partito Democratico partenopeo e volti noti, come quelli del giornalista Sandro Ruotolo e del sindaco Luigi De Magistris, accompagnato da esponenti della giunta di ieri, Nino Daniele, e di oggi, Eleonora De Majo.

Nella prima piazza, il silenzio ha accolto i versi d’autore declamati da tre artisti dell’ex asilo Filangeri, che hanno introdotto il discorso di padre Alex Zanotelli. Gli organizzatori dell’assemblea hanno voluto riportare in piazza cittadini, sempre più abituati alla chiusura nel proprio microcosmo, “per guardare al mondo e schierarsi per la pace, perché lottare contro l’odio significa lottare anche contro le guerre e il terrorismo degli Stati“. La motivazione del flash mob la si trova in uno dei volantini fatti girare dalla “Rete contro la guerra” o dalle Sardine, ma la si comprende meglio ascoltando l’intervento del missionario comboniano.

Se il trattato sui missili a medio raggio è stato disatteso dagli Stati Uniti, la notizia di ulteriori armi americane che lasciano le basi turche per quelle italiane non va taciuta. E padre Zanotelli la denuncia, ricordando come tutti i governi abbiano permesso la presenza sul territorio italiano di armi nucleari made in Usa, mentre l’esecutivo che siede oggi in Parlamento ha accettato la richiesta del presidente statunitense di rafforzare la Nato attraverso nuovi investimenti da parte degli Stati membri. “Ogni giorno spendiamo settanta milioni di euro in armi, arriveremo a cento milioni per obbedire al presidente Trump. Capite la stupidaggine?“, chiede retoricamente padre Zanotelli che focalizza poi l’attenzione sul caso di Giugliano, dove sorge una delle maggiori basi militari a comando statunitense. Da qui partono le comunicazioni e gli ordini che coordinano le operazioni delle truppe a stelle e strisce di stanza in Africa.

Da Giugliano lo sguardo del missionario si allarga, poi, a tutto il Mezzogiorno. “Dal Sud viene l’80% dei giovani che formano il nostro esercito, si arruolano perché hanno bisogno di lavoro“, ricorda, per poi rilanciare: “I militari se ne stiano fuori dalle scuole. La pace richiede sobrietà, uno stile di vita più semplice“. Che passerebbe anche dalla comunione di forze di correntisti e risparmiatori verso le banche, a partire da quelle che investono maggiormente in armi. Il comboniano cita i primi due istituti di credito attivi in Italia e sul mercato bellico: UniCredit e Deutch Bank. Invita i pacifisti a pensare all’impatto che avrebbe un’azione collettiva di cittadini pronti a ritirare il proprio denaro dai caveau di istituti che alimentano quelli che definisce “gravi venti di guerra“. Questi potrebbero portare altre cinquanta bombe nucleari americane ad Aviano, facendo salire a centoventi il numero di ordigni nucleari sul suolo di un’Italia che “andrà in guerra se i suoi interessi vitali saranno minacciati“. È una citazione che il missionario riprende dal Libro Bianco della Difesa, firmato del governo Gentiloni.

L’assemblea si fa corteo e, cantando “Bella ciao“, confluisce nella vicina Piazza del Gesù, dove Amnesty International ha steso uno striscione in ricordo di Giulio Regeni. Qui come in altre centri cittadini lungo tutta la penisola, si accendono candele per chiedere la verità sull’omicidio del giovane ricercatore friulano. A quattro anni dalla sua scomparsa e uccisione dietro tortura, l’esecutivo di Al Sisi governa il popolo egiziano con leggi liberticide e tace dinanzi alle rogatorie italiane. “Come possiamo pensare di ottenere giustizia“, chiede nelle stesse ore alla stampa nazionale, presente alla manifestazione di Fiumicello, Paola, la madre di Giulio, “se prima alziamo la voce e poi andiamo a firmare contratti per la vendita di armi?“.