Il 3 novembre scorso l’Asl Napoli 1 ordinava la chiusura dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, e la successiva riconversione in Covid Hospital per far fronte alla crisi posti letto generata dal virus. A poco più di un mese, ecco i primi 40 posti di degenza specialistica, pronti ad accogliere pazienti positivi affetti anche da altre patologie: mercoledì, alle ore 14, saranno attivati 4 reparti, operativi da subito.

Questa la suddivisione delle postazioni:  4 posti di terapia intensiva Covid, 8 posti letto per l’ortopedia, 15 posti letto per chirurgia generale, vascolare e neurochirurgica; 8 posti letto dedicati alla cardiologia con Utic ed emodinamica. Infine, 4 riservati a terapia intensiva coronarica, e dal 9 dicembre (data per la quale dovrebbero concludersi le operazioni di completamento del presidio sanitario),12 posti di degenza specialistica di ginecologia e ostetricia con nido. Il piano di riconversione, andrà sommato alle unità già attive: due reparti di degenza ordinaria Covid, per un totale di 40 posti.

Va ricordato, che a ridosso della decisione di riconvenritre il nosocomio sito a Capodichino, molti cittadini della zona si sono fatti sentire con sit-in di protesta. Armati di megafoni e striscioni, i manifestanti inveivano contro il danno perpetrato nei confronti della popolazione: di fatto si parla di un presidio conosciuto in tutta la città per la sua funzione di vero e proprio avamposto di guerra, capace di fornire 61.000 prestazioni pronto soccorso, 1000 interventi di cardiologia, e in generale servizi per 500.000 abitanti. Al grido di “chiusure evitate, vite salvate. Ce state accerenno a’salute“, si puntava il dito contro Ciro Verdoliva, capo dell’Asl, che motivava la decisione di convertire il San Giovanni Bosco come “partecipata dalle organizzazioni sindacali di dirigenza e di comparto nell’ambito di questa unità di crisi“.