Forse una delle poche cose affascinanti, uno dei motivi più interessanti di una partita che di motivazioni vere e proprie non ne ha tantissime: il gemellaggio storico tra le due tifoserie, di cui abbiamo parlato spesso. È ovvio che di spunti non ne mancano, anzi da ieri pomeriggio se ne aggiunto un altro: dovessero perdere gli azzurri “regalerebbero” in maniera ufficiale lo Scudetto alla Juventus vittoriosa contro il Milan (non sono mancati episodi che hanno fatto discutere, ma di questo ormai è inutile quanto stancante parlarne). E quindi il Napoli ha intenzione di rimandare la festa bianconera ma prima di tutto c’è da arrivare in maniera convinta e con la tensione giusta alla gara di giovedì con l’Arsenal (il pensiero sta lì non prendiamoci in giro); sarebbe davvero deleterio e demoralizzante mettere piede a Londra con due risultati negativi sul groppone (mercoledì scorso la magra figura di Empoli). Di contro il Genoa di Prandelli vuole giocarsi la gara perché il discorso salvezza non è ancora obiettivo raggiunto; il tecnico di Orzinuovi ha utilizzato ripetutamente il verbo “osare” in conferenza, chiare segnale che il Grifone sogna l’impresa per certificare, blindare ed avvicinare una salvezza che a dire il vero non appare a rischio.

Per Ancelotti non è tempo di esperimenti, bisogna trovare la giusta quadra ed i meccanismi adatti per far male ai Gunners: le poche novità potrebbero riguardare Callejon ( Ounas può fargli tirare il fiato sul fianco destro) e Mario Rui che potrebbe sedere in panca per permettere a Ghoulam di mettere ulteriori minuti nelle gambe. Coppia d’attacco scontata, Mertens e Milik vogliono esaltarsi nella cornice serale del San Paolo.

L’anno scorso, a Fuorigrotta, fu una partita complicata per gli azzurri che la risolsero nel finale grazie ad un colpo di testa da angolo di Albiol, un risultato fondamentale per non mollare nella corsa alla Juventus (sempre la stessa storia quindi…).

Parola al campo, personalmente siamo convinti in una prestazione gagliarda e soprattutto vincente dei ragazzi di Carletto Ancelotti; arbitra, e di questi tempi non poteva essere altrimenti, Pasqua.