Questa mattina all’alba due pescatori di frodo specializzati nella pesca di Ricci di mare sono stati fermati dal Nucleo Carabinieri Subacquei durante l’attività di controllo. Residenti a Torre del Greco, i due fermati stavano pescando su di una piccola imbarcazione munita di compressore in grado di insufflare aria al subacqueo che, in immersione, raccoglieva in grossi sacchi i ricci di mare. Al loro arrivo, i militari hanno trovato a bordo del natante circa 38 chili di prodotto pescato, pari a circa 1000 esemplari. “Questa problematica rappresenta una piaga nota da molto tempo lungo le nostre coste – ha spiegato Maurizio Simeone, responsabile del Parco Sommerso di Gaiola –. Purtroppo negli ultimi anni la moda dello spaghetto al riccio di mare, ha innescato una recrudescenza esasperata, senza precedenti, di pescatori di frodo che saccheggiano letteralmente i nostri fondali per appagare la richiesta dei ristoratori ed in ultimo dei clienti. Il fatto che questa gente si spinga da Torre del Greco a svolgere la loro attività illecita all’interno della nostra Area Marina Protetta, dove comunque il rischio e le sanzioni sono molto più gravi, ci fa capire come oramai la presenza di tale specie lungo le nostre coste sia sempre più scarsa” .


La pesca di ricci di mare all’interno dell’Area Marina Protetta, oltre che vietata, è reato penale secondo l’Art. 30 della legge 394 del 91. I ricercatori del Parco della Gaiola, hanno rilasciato i ricci sui fondali, alcuni di questi erano di taglia ridottissima, compresa tra i 4 e i 5 cm, con esemplari di dimensioni anche inferiori ai 3 cm. “E’ importante capire che questa attività di pesca illegale, oltre ad incidere drasticamente sulla popolazione di questa specie nell’area, provoca gravi ripercussioni sull’intera comunità biologica marina costiera’’  ha dichiarato Paola Masucci, naturalista esperta del CSI Gaiola onlus.