Napoli e la sua passeggiata da Re

Un tempo Napoli aveva la Real passeggiata più bella di tutte le altre capitali. Era il XVII secolo quando il Vicerè Luis Francisco de la Cerda volle la realizzazione in quell’angolo incantevole della città di Napoli prospiciente la lunga spiaggia e il limpido mare ai piedi del monte Echia fino alla collina. Si provvide alla pavimentazione dello spazio, all’istallazione di alberi, fontane, sedili e statue.

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Ma la vera e propria realizzazione della Passeggiata Reale si deve al volere di Ferdinando IV  che prendendo spunto dalle promenade francesi incaricò l’architetto Luigi Vanvitelli, specificando: Deve essere una passeggiata da Re”. L’architetto non si fece pregare e così anche la capitale del Regno delle Due Sicilie ebbe la sua promenade che divenne in pochissimo tempo la più bella passeggiata d’Europa.

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Il giardino del Vanvitelli, inaugurato l’11 luglio 1781, si estendeva dall’attuale Piazza Vittoria fino alla Cassa Armonica ed era chiuso su tre lati con un’alta cancellata in ferro. L’architetto si servì della consulenza del giardiniere Felice Abbate che fece costruire lunghi viali paralleli, in parte coperti da un grillage. Particolare attenzione fu riservata alla parte affacciata sul golfo, visibile come da una terrazza agreste forte di due file di gradini adibiti a sedili, con numerose fontane e statue.

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L’accesso ai giardini, subordinato ad un vero e proprio Regolamento per la fruizione della Real Villa fu inizialmente riservato agli alti ranghi della nobiltà napoletana, che potevano entrare da quattro ingressi: da Piazza Vittoria, due dalla Riviera e l’ultimo all’altezza della Cassa Armonica. Risalente al 1826, il decalogo vietava l’accesso a coloro che: “vestivano indecentemente, ai domestici non in livrea ed alle persone vestite di abiti laceri”.

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Il lento declino della favolosa Villa Reale si ebbe a partire dall’unità d’Italia quando fu denominata Villa Nazionale, fino all’attuale Villa Comunale. Successivamente fu realizzato il discusso riempimento o colmata a mare, la distruzione della Chiaia, “spiaggia” con la realizzazione dell’odierna via Caracciolo.

Gerry Sarnelli