Si scriverà di tutto, si rivedranno i tanti gol, le mirabilie del più grande calciatore di tutti i tempi, si assisterà alle continue testimonianze del mondo calcistico e non, ma quello che non sarà possibile esprimere è il sentimento dei napoletani, un popolo che si è assolutamente lasciato andare ad un amore inspiegabile, viscerale, indissolubile. E’ morto Diego, è morto il re, è morta una parte di Napoli; una città che ha lasciato quasi trent’anni fa ma che non ha mai smesso di amarlo alla follia e venerarlo come un Dio. Difficile non rischiare di andare verso l’ovvietà, di scrivere cose scontate ma con Maradona va via una parte di tutti noi, di quei bambini che hanno sognato con Lui, di un popolo che finalmente poteva urlare la propria gioia al cospetto delle grandi potenze del Nord. Diego ha rappresentato e rappresenta ancora Napoli nel mondo, perché nessun personaggio ha mai difeso la città partenopea come questo riccioluto ragazzo arrivato dalla lontana Argentina; la lotta contro il potere quando aveva la possibilità di stare con i più forti. E’ proprio questo che lo fa essere unico e che piaccia o meno al resto del mondo non possono esserci paragoni, mai. Spesso si leggono di similitudini, statistiche, record, numero di presenze o gol ma le lasciamo ad altri, agli stolti, agli invidiosi o semplicemente a chi è assolutamente avulso da dinamiche legate al calcio ed alla magia, alla poesia e alla straordinaria unicità che la sua sola presenza riusciva a sprigionare.

Arrivò a Napoli nel 1984 in un caldo giorno di luglio ed il San Paolo si vestì a festa per vederlo dare un calcio ad un pallone e rivolgere un breve saluto alla folla, una folla di 60mila persone disposte a sborsare 1000 lire per accogliere il suo Messia, quasi avessero l’esatto presentimento di quello che sarebbe stato. Un Mito capace di sovvertire la situazione geopolitica di un’Italia che contava nell’albo d’oro vittorie di squadre esclusivamente del centro-nord, un difensore della napoletanità, uno scugnizzo che ha fatto più di chiunque altro napoletano. Sarebbe curioso quantificare il numero di nascite salutate con il suo nome a Napoli negli ultimi anni, una miriade…

Potrei scrivere migliaia di pagine dedicate a Diego, il mio Dio, magari però ce ne occuperemo con maggiore minuzia di particolari nei prossimi giorni, adesso si fa tanta fatica a scrivere, a resistere alle lacrime che copiose non si arrestano. Una cosa però ci sentiamo di gridare con forza, Napoli ha l’obbligo di intitolargli il nome dello stadio San Paolo, è il minimo.

Ed allora, forte parte la nostra richiesta al Sindaco De Magistris, assiduo frequentatore dello stadio quando gioca il Napoli.

Abbiamo il dovere di intitolare lo stadio a DIEGO ARMANDO MARADONA!

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