Insieme a Caracas, St. Louis, Kiev,Karachi, Mogadishu, Manila, Raqqua, e la Chechnya c’è Napoli, secondo il giornale scandalistico inglese “The Sun“, ad avere il triste primato di essere una delle città più pericolose al mondo.

Ecco una traduzione del paragrafo dedicato a Napoli all’interno dellarticolo apparso sul quotidiano britannico lo scorso 11 luglio:

“Le famiglie appartenenti alla criminalità organizzata uccidono anche sotto la luce del sole. La città italiana è famosa in tutto il mondo per i suoi legami con la criminalità organizzata.
Gli omicidii a stampo camorristico a Napoli sono più frequenti che altrove nella patria della più antica organizzazione d’Italia, la Camorra.
La Camorra differisce dalle altre organizzazioni di stampo mafioso, da Cosa Nostra in Sicilia e dalla Ndrangheta in Calabria, non essendo un’organizzazione gerarchica.
Il gruppo, che ha i suoi quartieri generali a Napoli, è più simile ad una collezione di bande vagamente collegate tra di loro e conosciute come O’sistema, dagli “insiders”. I rivali all’interno del sistema spesso si scontrano per la gestione del traffico di stupefacenti nella città, la più grossa fonte di guadagno per la camorra.
Una recente esplosione di violenza nella città partenopea, è stata perpetrata dalle “baby gangs” del clan, composte da bande di ragazzi fino a dodici anni.  I ruoli di queste bande sono quelli di mantenere le divisioni del territorio appartenenti ai capi più anziani.  Tragicamente queste bande hanno una grande riserva di giovani, trascinati in una vita di criminalità a causa della vasta disoccupazione giovanile.  I giovani vedono la Camorra come un cammino verso la ricchezza, ma quel percorso è regolarmente disseminato di corpi e incarcerazioni.
La città ha una reputazione negativa  nel resto della penisola italiana”.

La natura sensazionalistica del giornale ha portato ad una narrativa parziale dei fatti, evidenziando solo particolari aspetti e perdendo di vista il quadro generale, semplificando una situazione complessa che ha radici storiche e politiche profonde.  È il necessario punto di arrivo di un processo logico…o meno basato su informazioni prese dai social network, le immagini, le brevi notizie di omicidi di camorra diventano L’unità di misura con cui rappresentare la città.  Ci si dimentica della storia, dell’arte e della cultura che ne sono la forza e la struttura portante; si ignorano gli sforzi fatti dalle istituzioni e dai cittadini stessi in questi ultimi anni per migliorare la città, e le cose che invece la città ha realizzato e continua a realizzare, dal rinnovato fermento culturale agli attivissimi centri sociali che si adoperano in tutti per il sostegno dei cittadini.

simona caruso