Napoli capitale dell’alta sartoria già dal XVIII e XIX secolo!

Durante il momento più felice della sua storia, il capoluogo campano divenne centro di eccellenza per la moda maschile: un’esperienza che continua ancora oggi attraverso i suoi rinomati atelier.

Se Parigi è oggi considerata la capitale mondiale della moda femminile, Napoli tra il XVIII e il XIX secolo era considerata la città più importante per la sartoria maschile. Nel settecento, lungo via Toledo, si aprirono numerose boutique di abiti per signore gestite prevalentemente da famiglie francesi, inglesi e tedesche e, allo stesso tempo, numerose sartorie per abiti da uomo.

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Gli atelier facevano a gara  perchè sui fogli cittadini si parlasse dei propri abiti indossati dai nobili durante le occasioni mondane, facendo in modo che tutto fosse descritto dettagliatamente: il taglio, la giuntura delle maniche, la morbidezza con cui erano attaccate le spalle, la scioltezza della vita – che non doveva essere troppo segnata – la larghezza del bavero, la piega dei pantaloni. Tutti aspiravano ad avere abiti di alta fattura che potessero distinguerli, e non era raro vedere macellai o barbieri vestiti all’ultima moda con tessuti pregiati e bottoni d’oro. Gli esponenti della ricca borghesia come i viaggiatori del Grand Tour non mancavano di farsi confezionare diverse toilette quando passavano per Napoli, senza dimenticare gli accessori: le scarpe cittadine, quanto quelle inglesi, erano richieste in tutta Europa, così come i rinomatissimi guanti.

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La sartoria partenopea in quegli anni dettò legge in quanto a nuovi tagli e creatività; nacquero la cosiddetta spalla alla napoletana, la cravatta a sette pieghe, e la manica a mappina, rimasti sinonimo di un modo di vestire impeccabile. Ancor oggi, grazie alla sua tradizione che si è tramandata di generazione in generazione, Napoli vanta il più alto numero di maison sartoriali maschili su misura che esportano in tutto il mondo.

Jerry Sarnelli

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