Da sabato 13 giugno è possibile ammirare nuovamente i capolavori esposti nei due musei. Ne abbiamo parlato col direttore Paolo Jorio

Dire che i napoletani sono devoti a san Gennaro è decisamente riduttivo se si vuole spiegare il legame profondo che la nostra città ha col suo santo protettore. Fin dall’anno 472, quando i napoletani trovarono riparo da una violenta eruzione del Vesuvio nella sua catacomba e lo pregarono che la facesse cessare (fu da allora che san Gennaro iniziò a diventare il santo patrono di Napoli ‘scalzando’ sant’Agrippino), sia i potenti che i miserabili della città si rivolgono a lui per ogni genere di grazia. Numerosi sono gli eventi che la tradizione lega a san Gennaro: è famosa quella che narra della violenta eruzione del Vesuvio nel 1631, che durò 17 giorni e si fermò solo quando il popolo espose la statua del santo dinanzi al vulcano; tra gli eventi più recenti, viene ricordato che il 19 settembre 1980 non avvenne il miracolo dello scioglimento del sangue e il 23 novembre successivo ci fu il terremoto che devastò Napoli e l’Irpinia. È così che, attraverso i secoli, il legame tra san Gennaro e Napoli è diventato qualcosa di molto più profondo di una ‘semplice’ devozione. Ed ecco perché, per i napoletani, la riapertura del Museo del Tesoro di San Gennaro non significa solo ripartire dopo la chiusura totale dovuta al Covid-19, ma ha un significato molto più profondo. È con i doni ricevuti dai devoti nel corso dei secoli che si è formato il famoso tesoro di San Gennaro, il cui valore è superiore perfino a quello della corona d’Inghilterra. Riaprire significa restituire alla città non solo l’immenso tesoro che, va ricordato, non è di proprietà della Chiesa ma del popolo napoletano, ma soprattutto restituirle quella serenità necessaria a ripartire dopo un evento tragico come quello da cui stiamo uscendo. E chi meglio del suo santo protettore potrebbe farlo? Se l’importanza spirituale ed emotiva di questa riapertura va sottolineata, non va tuttavia dimenticato che le misure di sicurezza per evitare contagi restano e sono fondamentali. Ecco perché dalla data di riapertura, sabato 13 giugno, l’ingresso è a numero limitato, previa prenotazione telefonica o online, la mascherina è obbligatoria e vanno rispettate le distanze e le altre norme di sicurezza. All’ingresso si potrà scaricare un’app, grazie a cui le guide alle meraviglie del museo saranno le voci dello stesso direttore, Paolo Jorio, e dello storico dell’arte Philippe Daverio.

Ma se col Museo del Tesoro di San Gennaro ritroviamo la spiritualità di Napoli, nell’altro museo diretto sempre da Paolo Jorio, ovvero il Museo civico Gaetano Filangieri, troviamo la storia di Napoli che si può definire più verace. Pur avendo sede in Palazzo Como, rara testimonianza a Napoli di edificio rinascimentale toscano, nella nostra città è anche noto col soprannome di ‘Palazzo che cammina’. Questo perché, quando nel 1880 si pensò di abbatterlo in quanto influiva sulla linearità progettuale di via Duomo, vi fu un’aspra opposizione a seguito della quale si decise di spostarlo di venti metri e allinearlo, così, alla neonata via. Del suo carattere napoletano, troviamo anche l’estrema eterogeneità: visitandolo, infatti, troverete collezioni di armi, di monete, una biblioteca con preziosissimi volumi, dipinti di autori come Guido Reni, van Dyck e Luca Giordano, sculture di Filippo Tagliolini, Luca Della Robbia e Giuseppe Sanmartino, ma anche porcellane, maioliche, biscuit, e molto altro ancora. Altra particolarità del museo Filangieri è la sua ‘anima’ ottocentesca; l’esposizione dei reperti, infatti, è rimasta quella che prevedeva la filosofia dell’epoca: una ‘casa’ in cui ammirare e studiare le varie collezioni e che, secondo una recente definizione, nulla ha perso “di quel fascino e di quel calore di dimora patrizia che costituisce di per sé una testimonianza storica estremamente interessante.”

Due riaperture importanti per la nostra città e per i turisti, che potranno visitare entrambi i musei solo il sabato e la domenica fino al 5 luglio, e con soli 5 euro a biglietto. Ma, essendo i due musei molto vicini, e potendo pagare solo 8 euro per visitarli entrambi e assaporare, così, la spiritualità e la storia di Napoli, suggeriamo di cogliere l’occasione. E vi lasciamo alle parole del direttore Paolo Jorio, che nel video in basso ci parla dell’importanza della riapertura di questi musei.