Qui giace la categoria taxi“. Un manifesto dai toni volutamente funebri ha accompagnato, questa mattina a Napoli, la protesta dei taxisti, che si stanno riversano in strada ormai da una settimana per chiedere sostegni in favore del proprio comparto (non sembra sbloccarsi, a Roma, lo scostamento di bilancio di 32 miliardi di euro) dopo il varo della zona rossa in Campania . Oggi, con tanto di bara portata in spalla, il corteo composto da circa cento persone ha prima bloccato il decorso del traffico cittadino sul corso Umberto, per poi fermarsi davanti Palazzo Santa Lucia, sede della Regione – “la nostra protesta continuerà finché non avremo sussidi. Ormai non possiamo nemmeno permetterci di mettere la benzina” hanno detto a margine.

La crisi denunciata dal settore imperversa ormai da un anno, coincidendo non a caso con l’arrivo del Covid. Ma attenendosi agli ultimi eventi, per ripercorrere la breve cronistoria delle manifestazioni in questione bisogna tornare all’8 marzo scorso, quando 150 taxi hanno sfilavano per le vie del centro di Napoli paralizzando il traffico, come accaduto in data odierna, per diverse ore. La mobilitazione cominciava poco dopo le 9 all’aeroporto di Capodichino, dove un corteo di vetture bianche bloccava la circolazione della Tangenziale per poi dirigersi verso il centro. Dopo Piazza Garibaldi, Corso Umberto e via Medina, i taxisti facevano fermata all’interno del porto: lì ha avuto luogo l’incontro con i vertici di Palazzo Santa Lucia. Stesso copione il 10 marzo, quindi pure il 15 – cioè ieri, quando calata Capodichino è stata letteralmente resa inaccessibile ai cittadini. Ennesimo sit-in, ennesima richiesta di ristori. La protesta, dunque, continuerà pure nei prossimi giorni, come dimostrano le manifestazioni avvenute in contemporanea in altre città italiane.