Omaggio a Samuel Becket all’Institut Francais nel Palazzo Grenoble di via Crispi. In scena Sergio Di Paola, diretto dal regista Lucio Allocca, sotto le luci di Fabio Palliola. L’occasione è il “Francofil“, un festival del teatro in lingua francese che dal 1 al 5 marzo accoglie più di 250 studenti provenienti da Spagna, Francia, Lussemburgo, Marocco, Montenegro, Romania, Italia e Turchia.

Tra i laboratori teatrali, uno è tenuto da Sergio Di Paola, che porta in scena “Le disavventure di Mr Alone”, un essere umano sopravvissuto all’alienazione generale grazie alla semplicità, alla fantasia, alla comunicazione non-verbale, fatta di musica e gesti fanciulleschi. Stando alla presentazione del regista.
E’ un invito a far vincere la relazione autentica con l’altro, fiduciosi che la vera serenità si acquista attraverso l’altro, purché si sia disposti a far vibrare il cuore, cioè purché si usi misericordia. Verso chi ha un’anima, usandola anche a costo di soffrire. E verso se stessi.
Le disavventure di Mr Alone” sono tra le maggiori produzioni della compagnia “Le Pecore Nere“, prima ad aver fatto a Napoli recitazione in lingua inglese. Organizza anche laboratori nei campi più vari, dal movimento alla dizione, dalla commedia dell’arte al mimo, diventando nel tempo una fucina di giovani talenti.

Fonte d’ispirazione è il teatro dell’assurdo, che accende le luci su un uomo che vive con angoscia l’impossibilità di comunicare con l’altro, ridotto a feticcio. Mr Alone si salva perché è alla ricerca di qualcuno che abbia il desiderio di far parlare la propria anima, tenendo accesa la fiamma della vita, anche a costo di soffrire.

Dal dolore nessuno è preservato, ma la voglia di vivere deve spingerci a oltrepassare le confort zone che ci annebbiano la mente, indurendo il cuore, sempre più incapace di vibrare.

Sergio Di Paola , poco prima dello spettacolo, ha risposto ad alcune domande.

D – Cos’è il “Day after dell’anima“?

R – E’ tutto ciò che ci circonda, eppure ci lascia soli. “Le disavventure di Mr. Alone” è uno spettacolo sulla solitudine. Leopardi diceva che ci sono due tipi di angeli. Quelli che hanno una sola ala e sono alla ricerca di un altro per completarsi e volare. E quelli nobili, caduti dal cielo integri e che trovano difficoltà ad essere sociali. Questo spettacolo è un modesto omaggio a Beckett: siamo sempre in attesa che qualcosa possa cambiare, conservando l’ottimismo nonostante le brutture del mondo. La salvezza è nel gioco e nella poesia.

D – A fine spettacolo, i ragazzi erano in piedi ad applaudirla. Il suo mr Alone ha emozionato senza proferir parola, raggiungendo giovani di diverse nazionalità. C’è da interrogarsi sulla comunicazione di mr. Alone. Come può un mimo comunicare in una società dell’immagine, che cresce le generazioni attraverso fotogrammi, fissi e stereotipati?

R – Questo è uno spettacolo non verbale. E’ importante sapere che la parola a volte mente, il corpo no. Fu Etienne Decroux, creatore del mimo corporeo, a dire che si può capire se l’altro mente, osservando il suo corpo. In realtà, il mimo, un tempo, usava la parola, ma prediligeva il gesto. Col tempo, ha perso la parola e ha fatto uso esclusivamente del gesto, che è un mezzo meno immediato ma più vero. Nonostante Totò, Macario, Orfei, Zavatta, e tanti altri artisti di grande spessore, il mimo non è riuscito a ritagliarsi uno spazio netto e dai contorni ben definiti. Non aiuta oggigiorno l’involucro di parole che ci avvolge e in cui è facile perdersi. Pensiamo al cosiddetto “politichese”. Dinanzi a un individuo che lo parla, rimaniamo colpiti, ascoltiamo, ma, poi, ci chiediamo cosa abbia detto. Non lo sappiamo. Io preferisco essere capito.

D – La “Nuova Colonia” di Mr. Alone è utopia, sogno o ideale civico?

R – La “Nuova Colonia” è l’ottimismo di trovare persone con cui iniziare un percorso. Nonostante il diffuso malessere, che persiste, io sono ottimista, perché spero sempre nel bene.