Clima teso alla Mostra d’oltremare di Napoli. L’ente, che stima debiti per circa 23 milioni di euro, da un anno ha attivato per 44 lavoratori su 60 il fondo salariale integrativo, un ammortizzatore sociale che spetta alle aziende non destinatarie della cassa integrazione ordinaria; e alle aziende dei settori Commercio, Servizi e Turismo che hanno una media di più di 5 dipendenti.

Tutto nella norma, data l’impossibilità, a causa del Covid, di organizzare fiere e spettacoli. Ma ad oggi, il consiglio d’amministrazione ha risposto picche alla richiesta di sindacati e dipendenti di erogare le somme senza delegare all’Inps il compito, dati i lunghi tempi burocratici per l’elaborazione della richiesta – “la legge lo prevede, e ci risulta che Mostra abbia la disponibilità economica per farlo. Dovrebbe solo attendere il successivo rimborso dell’ente di previdenza” dicono da Fisascat-Cisl. In questo modo, l’impatto della crisi economica sui lavoratori sarebbe minore. Rimaste inascoltate anche altre istanze: “quella di non registrare le ferie nel Fis, ma di azzerarle per consentire ai 44 operatori di percepire uno stipendio più consistente, e di fare richiesta dei fondi per le fiere messi a disposizione dal Ministero dei beni culturali”. Di nuovo picche, e nel frattempo ad  una sottile fetta di dipendenti è stato consentito di effettuare lavoro straordinario pur essendo ferme le normali attività del sito.

Tutte le questioni, però, sembrano intrecciarsi inevitabilmente con un altro problema sollevato dalla stessa sigla, e denunciato in un comunicato molto duro qualche giorno fa. Il consiglio d’amministrazione e i dirigenti avrebbero percepito l’intero emolumento, senza effettuare alcun taglio nonostante il ristagno delle casse avesse poi portato all’attivazione del Fis per i 44 dipendenti. Postilla necessaria per i non addetti ai lavori: la mostra è una società per azioni dal 1999, partecipata da Comune di Napoli (66.31% delle quote), Regione Campania (20.68%), Provincia di Napoli (4.41%) e Camera di commercio di Napoli (8.6%). Essendo quindi Palazzo San Giacomo l’ente maggioritario nel consiglio, il delegato del Comune Simona Carrino – nominata dal sindaco De Magistris il 7 luglio 2020 e in procinto di lasciare il suo incarico in favore di Maria Caputo, che dovrebbe insediarsi oggi – è pure il principale interlocutore dei dipendenti, avendo detenuto la delega al personale. Nel comunicato il sindacato esprime tutto il proprio dissenso nei confronti della referente, che “ha percepito circa 35mila euro in barba alle difficoltà finanziarie, per soli otto mesi di lavoro” si legge ancora.

Dunque i punti fermi della battaglia, che potrebbe sostanziarsi a breve in uno sciopero, restano quelli citati sopra; nel frattempo, l’augurio è che “con la nuova consigliera (Caputo ndr) qualcosa cambi, anche se forse è già tardi. L’amministrazione comunale ne è responsabile” conclude il segretario regionale Fisascat-Cisl Pietro Contemi.