Luci e ombre si riflettono sul mondo dei lavoratori ai tempi del Covid-19. Aumentano i casi di incidenti mortali, talvolta legati al virus, ma, in tutti i settori, diminuiscono le denunce. Segno anche di una contrazione dell’attività produttiva, che nell’agricoltura ha un’eccezione che conferma l’andamento generale.

Nel settore primario, gli infortuni mortali, verificatisi nel 2020, sarebbero diminuiti del 25%. Sono ancora troppi, se si pensa che lo scorso anno, in campo agricolo, 113 persone hanno perso la vita, mentre l’anno prima erano state 151. Ma, come detto, c’è poco di rassicurante: il dato non rispecchia l’andamento generale, visto che, a livello nazionale, le denunce di infortunio mortale, spesso legate al Coronavirus, sono cresciute del 16,6%. Proprio alla luce di tali andamenti, Coldiretti rilancia il dato elaborato dall’Inail e sottolinea che, a differenza di altri comparti, nei mesi segnati dalle restrizioni causate dalla pandemia, nel primario si è continuato a produrre e, generalmente, ciò è avvenuto in maggiore sicurezza rispetto al passato, come dimostrerebbe il calo registrato anche nelle denunce di infortunio non mortale. Di fatto, sono stati 26287 i casi dichiarati, l’anno precedente erano stati 32692, quindi c’è stata una contrazione del 19,6%. L’associazione dei coltivatori diretti individua le ragioni dei trend nello sforzo di ammodernamento fatto dalle imprese agricole: più tecnologia equivarrebbe a più sicurezza. Ma non basta. Perciò la stessa Coldiretti, per consolidare e accelerare il processo in atto, chiede all’apparato amministrativo una maggiore semplificazione e trasparenza, e ai propri iscritti rinnova l’invito a continuare a produrre nel segno dell’innovazione tecnologica e della formazione. Se questo è il quadro disegnato in campo agricolo, c’è da dire che quello emerso negli altri ambiti produttivi è molto diverso, nonostante emerga anche lì una riduzione delle denunce di malattie legate al lavoro. Infatti, sia secondo l’istituto di assicurazione che secondo l’associazione di categoria, si tratta di un calo che rispecchia quello produttivo. Per esempio, nel tessile, stando agli ultimi dati risalenti al dicembre scorso, nei mesi che vanno da gennaio a novembre, nel 2020 c’è stato il 34,9% di casi in meno rispetto all’anno prima. Una percentuale superiore rispetto a quella riscontrata nel settore manifatturiero, dove il tasso registrato è del 25,8%, e in quello industriale, dove è del 12,6%.

Ciò che ha prodotto minori denunce non è stata solo la ridotta capacità produttiva, ma anche lo smartworking. Le restrizioni alla mobilità hanno rafforzato gli effetti prodotti dagli elementi sopra esposti. Ne sarebbero derivate meno denunce di infortunio, che nei dodici mesi passati sono state 554.340, ovvero il 13,6% in meno rispetto a quelle emerse nello stesso periodo del 2019.