Non è vero ma ci credo“, è il titolo di un famoso film con Peppino de Filippo. Ma questa è anche la filosofia di molti di noi a Napoli. Pochi sono coloro che nel XXI secolo sarebbero disposti ad ammettere di credere a superstizioni come spettri,  fantasmi, poltergeist, o spiriti.  Tutti questi epiteti sono in realtà usati per indicare la stessa cosa: persone decedute in circostanze violente o tragiche e che, non riuscendo a trovare la pace nell’aldilà, permangono “nell’aldiquà”, cioè  nei luoghi in cui sono morti, sotto  forma di entità  ectoplasmiche che comunicano attraverso lamenti, rumori inspiegabili, voci, strani segni, ed altro; insomma in una maniera o nell’altra ci fanno sentire la loro presenza. C’è chi ci crede e chi no, chi è scettico, e chi ci crede in segreto, soprattutto a Napoli dove dichiaratamente o meno la superstizione in tutte le sue forme, regna sovrana, profondamente intarsiata com’è nel DNA  del popolo partenopeo. Certamente la cultura  popolare, cinematografica e letteraria è piena di storie di fantasmi. Napoli, una delle città più vecchie e con una delle culture più antiche del mondo, è posto esoterico per eccellenza, con il suo centro storico,  dove nel periodo greco sorgevano templi e dove si celebravano i rituali dei culti pagani. Nel corso delle diverse epoche è stata, ed è tuttora fonte di leggende terrificanti, popolate da personaggi come ‘monacielli‘ e ‘janare‘, soprattutto in  palazzi con un ricco e vivace curriculum storico  che a tutt’oggi ci parlano di avvenimenti terribili e paurosi.

Tradizionalmente le storie di fantasmi hanno creato un immaginario comune in cui le case infestate  sono edifici decrepiti,  abbandonati, abitazioni deserte e degradate, dove la durezza, la nudità  degli spazi e l’atmosfera sinistra rendono quasi aspettata l’apparizione di demoni, fantasmi ed altre presenze soprannaturali. Tuttavia ci sono città in cui la vita e la morte danzano insieme in un tango che le confonde. Perché ciò che muore non muore mai completamente, ed il passato non è mai interamente tale, ma tutto continua in una specie di eterno presente. Napoli è una di queste città,  qui palazzi storici e monumenti antichi e lussuosi non sembrano essere mai del tutto vuoti o disabitati, anche quando ufficialmente lo sono, o sono adibiti all’uso pubblico.  Nella città della sirena le strade  sono piene di misteri, e di ombre di un passato remoto o…prossimo.

Proprio una di queste leggende prende vita, nel Palazzo Spinelli di Laurino, già di proprietà  del noto poeta Giovanni Pontano (1429 – 1503), è uno degli edifici più belli del decumano maggiore. Situato in  Via Tribunali fu costruito nella seconda metà del quattrocento. Il palazzo venne poi  acquistato, nel XVIII secolo, dalla famiglia Spinelli dalla quale  prese il nome. Qui si  narra  la storia di Bianca, un’orfana di origini aristocratiche che fu accolta in casa del duca e affidata, come damigella, alla moglie del nobiluomo, donna Lorenza. Un giorno prima di partire per la guerra,  il duca entrò negli appartamenti della moglie per salutarla. Donna Lorenza gli rispose molto duramente e così egli se ne andò adirato, prima di uscire dalla stanza però, il duca e Bianca, che stava pettinando la signora, si scambiarono uno sguardo. Non c’era nulla di malizioso in quello scambio, ma Donna Lorenza notò l’incrociarsi dei loro occhi, ed il grande mostro verde della gelosia, prese possesso della donna, che in verità qualche squilibrio mentale di suo doveva già averlo. Così il duca era a malapena uscito dal palazzo, che la nobildonna rinchiuse Bianca in un vano del muro della sua stanza e la fece murare viva, rivelando così la sua natura crudele, ma anche pratica, poiché  in un colpo solo si liberò sia della ragazza che del suo cadavere, senza fastidiosi spargimenti di sangue.   La povera ragazza non poté difendersi in alcun modo, ma ebbe la forza di lanciare una maledizione, pronunciando queste parole: “Famme pure mura’ viva, ma in allegrezza o in grannezza tu me vidarraje”.  Da allora, leggenda vuole, che il fantasma sia apparso agli Spinelli tre giorni prima di ogni avvenimento importante della famiglia.  Ancora oggi, ai giorni nostri, pare che Bianca si aggiri per le stanze del palazzo ed alcuni dicono e sono pronti a giurare, “che possano morire fulminati o di qualsiasi altro tipo di morte immediata”, di aver visto passare lo spirito  tormentato della bella e sfortunata fanciulla sulle balaustre dello scalone. Ci sarà del vero in questa leggenda? L’unica cosa che si può dire è che a dispetto di tutti questi giuramenti, fin’ora nessun caso di misterioso decesso fulmineo nei paraggi di via Tribunali è giunto agli onori della cronaca.

simona caruso