In tanti conoscono la trama della commedia di Eduardo Scarpetta, “Miseria e Nobiltà“, oramai parte del nostro patrimonio culturale. L’adattamento teatrale della commedia firmata da Luciano Melchionna e Lello Arena, al San Ferdinando dal 20 dicembre al 5 gennaio, vede una versione del lavoro teatrale molto vicina al testo originale di Scarpetta.

Eugenio, rampollo dell’aristocrazia napoletana, è follemente innamorato di Gemma, prima ballerina del San Carlo, appartenente ad una famiglia molto ricca, (il padre Gaetano, è un cuoco che ha fatto fortuna), ma non è nobile.  Per questo il marchese padre ostacola il matrimonio, così Eugenio chiede aiuto a Felice Sciosciammocca, che vive nella più abbietta povertà, affinché, assieme al resto della sua famiglia e ad un’altra famiglia con cui divide l’appartamento, si fingano parenti nobili della ragazza agli occhi del futuro suocero, così che il marchesino Eugenio possa presentare la sua famiglia e finalmente chiedere la mano della ragazza …

Gli attori hanno tutti dato vita ad una performance energica e piena di vitalità con un timing perfetto per il ritmo tanto serrato della commedia. Lello Arena, oltre ad aver lavorato all’adattamento, veste i panni del protagonista, Felice Sciosciammocca, in maniera impeccabile facendo ridere con il suo “body language”, e la semplice intonazione della voce, senza una teatralizzazione eccessiva dei gesti e delle azioni. Maria Bolignano, forte e carismatica nella parte di Luisella, la seconda “moglie” di Felice, è divertente e magnetica, nella sua “minacciosa presenza”, l’unico elemento pericoloso in una banda di innocui sbandati. Originale e divertente Sara Esposito nella parte di Luigino, figlio di Gaetano, e fratello Gemma, pazzamente infatuato di Pupella, la figlia di Pasquale.

Sotto la direzione Luciano Melchionna, l’intera produzione è permeata da un’atmosfera surreale, con una scenografia che si trasforma improvvisamente sotto gli occhi degli spettatori. Il primo atto si apre su un palco fatto di strutture di metallo che lo dividono in piccole sezioni, simili a gabbie, dove le due famiglie vivono in una povertà sia fisica che spirituale. I protagonisti hanno fame, ma dalle battute traspare che non è solo una fame fisica: a Felice e a Pasquale manca e sentono il bisogno anche di un nutrimento emotivo e culturale, non a caso i due uomini hanno lavori collegati al mondo della cultura e dell’arte, Felice è uno scrivano e Pasquale è un “attore”. Essi fanno parte di un mondo morente, in cui conoscenza ed arte hanno una parte sempre più marginale e sono, insieme ai migranti, che arrivano sui barconi, agli altri diseredati, gli ultimi degli ultimi, vivendo in uno spazio che assomiglia ad una gabbia dove viene a loro gettato il cibo come fossero degli animali.

Nel secondo atto il palcoscenico si trasforma sotto gli occhi degli spettatori, rivelando la casa e il benessere economico di Gaetano, padre di Gemma, e qui la nostra combriccola di sfortunati eroi appare vestita in maniera sfarzosa, ma bizzarra, per interpretare i ruoli dei nobili a loro assegnati dal marchesino. Sono abiti con linee nette e tagli geometrici, che, per certi versi, ricordano i film di fantascienza americani degli anni ‘50, che cercavano di rappresentare la vita nel 21º secolo o su un altro pianeta.  Ed è proprio questa la differenza, in ultima analisi, dello stile di vita tra i poveri ed i ricchi: in un mondo dove i poveri sono sempre più poveri ed i ricchi sempre più ricchi ed il divario tra le classi sociali sempre più ampio, è come se gli ultimi, i diseredati, vivessero su un altro pianeta, in un altra dimensione diversa dalla nostra. Possiamo anche condividere le strade, le città, il suolo su cui camminiamo, ma i mondi che abitiamo sono totalmente diversi e gli abitanti di questi mondi sono alieni gli uni agli altri.

Melchionna e Arena, pur rimanendo fedeli al testo originale, conservando intatta la freschezza, l’immediatezza e la comicità intese da Scarpetta, hanno evidenziato tematiche attuali fornendo spunto per riflessione, grazie ad un linguaggio visivo profondamente simbolico, e un significato testuale a cui il pubblico può relazionarsi. Perché che cos’è il teatro dopotutto se non uno specchio della realtà che ci permette di vederla da prospettive diverse dalla nostra.

Miseria e Nobiltà

di Eduardo Scarpetta
adattamento a cura di Lello Arena e Luciano Melchionna

con Lello Arena Maria Bolignano, Giorgia Trasselli, Raffaele Ausiello, Veronica D’Elia, Marika De Chiara, Andrea de Goyzueta, Alfonso Dolgetta, Sara Esposito, Carla Ferraro, Luciano Giugliano, Irene Grasso, Fabio Rossi

ideazione scenica Luciano Melchionna
scene Roberto Crea
costumi Milla
musiche Stag
assistente alla regia Ciro Pauciullo

regia Luciano Melchionna

TEATRO SAN FERDINANDO

Piazza Eduardo de Filippo 20

t. 081 5513396 – 081 292030 – 081 291878

https://www.teatrostabilenapoli.it/

Dal 20 dicembre al 5 gennaio 2020