Il neo ministro Roberto Speranza annuncia un tavolo con le Regioni e nuovi fondi pubblici, per ridare vigore alla riforma-Ter dell’ex ministra Rosy Bindi, presente alle Giornate nazionali dei servizi pubblici per chiedere che il sistema sanitario resti pubblico.

La salute non è una merce ma un fondamentale diritto dell’individuo e della collettività“. E’ questo il titolo dell’incontro che ha maggiormente animato la seconda delle “Giornate nazionali dei servizi pubblici“, l’appuntamento annuale della Funzione Pubblica della Cgil che quest’anno si tiene in piazza Plebiscito dal 27 al 29 settembre.

A quarant’anni dalla legge 883 del 1978 che istituiva il Sistema Sanitario Nazionale e a vent’anni dal decreto legislativo 229/1999, colei che ne varò la riforma in qualità di ministro della Salute, Rosy Bindi, Pd, ha incontrato il neo ministro Roberto Speranza, Leu. A detta dei presenti, ha già avuto un primo merito: aver convocato un tavolo con le Regioni per fare il punto della situazione e instaurare un dialogo che porti al varo di un nuovo Piano Nazionale che rilanci con finanziamenti pubblici i il settore sanitario. Partendo dalla consapevolezza che dai primi anni del 2000, le difficoltà economiche e finanziarie hanno ingabbiato il sistema con la cosiddetta “politica dei tetti” sulla spesa pubblica regionale e con i “piani di rientro” che hanno ridotto il debito accumulato da ciascun territorio in questa materia di spesa a scapito delle assunzioni di personale anche nel turn over tra lavoratori in via di pensionamento e nuove leve. I dati snocciolati dagli organizzatori mostrano che a pagare per metà i tagli, pari a circa 37 milioni di euro, nel comparto sanitario, sono stati i dipendenti. Rendendo l’Italia il primo paese povero tra quelli dell’Unione Europea, al pari di Portogallo e Grecia.

Se esistono regioni come la Calabria che sono lontane dal garantire i livelli essenziali di assistenza, si parla di trenta punti di scarto dal dato minimo accettabile, allora occorre costruire un modello più flessibile e puntuale che miri ai problemi reali, ripensando l’attuale modello che invece interviene attraverso il commissariamento dell’intero comparto a livello regionale“, spiega Speranza, che chiede a tutti lo sforzo di superare le divisioni ideologiche tra sudisti e nordisti, che servono solo a fare propaganda della questione meridionale o settentrionale per fini meramente elettorali. “L’Italia resterà grande solo se punterà sull’unità nazionale”, continua il ministro, sottolineando come la partenza sia da ricercarsi nella Costituzione, definita “il meglio della nostra cultura politica“.

In una sorta di passaggio di consegne, Rosy Bindi, ultimo ministro ad aver varato una riforma in questo ambito, ha denunciato la crescente sperequazione, riducibile oggi solo con una nuova stagione di investimenti statali. In sostanza, le assicurazioni private hanno coperto il ruolo lasciato scoperto dal pubblico per motivi di riduzione del debito regionale e statale. Questo ingresso è stato tradotto anche in promozione di test diagnostici non sempre davvero utili o prioritari per le aziende sanitarie locali, ma utili a rimpinguare le casse delle assicurazioni attraverso le maggiori detrazioni ottenute in cambio dell’offerta del servizio. In pratica, quanto accaduto negli ultimi vent’anni è un arretramento delle istituzioni e nelle regioni più in difficoltà le assicurazioni hanno affiancato la sanità pubblica, sostituendola laddove abbiano trovato lacune e quindi spazi di manovra. Così, si è detto da più parti, i fondi privati non hanno integrato quelli pubblici, ma ne hanno preso il posto, lucrando sui costi sostenuti dai singoli cittadini che avessero la disponibilità economica di permettersi gli esami non coperti dalle convenzioni pubbliche e recuperando soldi anche dallo Stato attraverso le detrazioni fiscali. L’appello della Bindi va allora in questa direzione: “Non si permetta il consolidarsi di un sistema di finanziamento con fondi sostitutivi e assicurativi che comunque costano in detrazioni fiscali“. E che non garantiscono il rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, da cui queste Giornate di Effepiù chiedono di farsi orientare. Per il primo comma la salute è un diritto fondamentale, quindi essenziale, dell’individuo. inteso dai presenti come lo disegnarono i padri costituenti, ovvero la “persona”, una categoria onnicomprensiva che garantisce dignità all’essere umano al di là della “cittadinanza”, conferita dall’essere nato o residente in uno Stato, e al di là della condizione di “lavoratore”, che vincola alla possibilità di poter pagare o meno una prestazione che può consentire la cura, a volte salvavita, solo a se stessi o alle persone più care.

Ph. credit: Cgil Campania