Una narrazione visiva che punta alla riforma del pensiero sui corpi biologici e sui corpi sociali, che sulla spinta di pulsioni naturali e imperative si muovono, trasformando il genere umano.

E’ questo il fine di Migrations, il progetto multimediale, visivo e plastico, che dal 16 agosto al 2 settembre al Pan, Palazzo delle Arti, indaga il fenomeno migratorio da un punto di vista antropologico. “Il mio lavoro non vuole offrire racconti sociali dettati da informazioni univoche. Vuole scoprire, interrogare, provocare, stimolare, esplorare i campi del possibile“. Così, introduce lo spettatore alla sua mostra Francesca di Bonito, artista visiva che unisce il fotogiornalismo agli studi in storia dell’arte, fotografia e arti visive, per esplorare esperienze conosciute, quali il tema migratorio, raccontandole senza imporre un giudizio morale.

Migrations di Francesca di Bonito al Pan

Il flusso migratorio è, così, inteso come il risultato dell’intrecciarsi dei cicli naturali della vita con quelli dettati dalle condizioni geo-politiche mondiali. La sua natura discontinua è resa da un ritmo mutevole, fatto dall’alternarsi di documenti scientifici e immagini allegoriche, a volte oniriche.

I cicli biologici e gli spostamenti delle popolazioni sono catturati con le tecniche del reportage giornalistico e trasposti con la sensibilità artistica al fine di “portare in sé la consapevolezza della non verità, dell’impossibilità di annunciare un unico e solo punto di vista“. Se le immagini fotografiche sono usate come materiale di una narrazione, fatta con la combinazione incongrua degli opposti, i corpi diventano elementi di informazione, usati per comunicare attraverso la decostruzione del reale e la costruzione delle finzioni.

Opera di Francesca di Bonito, al Pan con Migrations

La sopravvivenza è l’unico elemento che accomuna i corpi. Quando i cambiamenti imposti dal degrado ambientale e dal contesto sociale rendono il proprio luogo invivibile, allora si manifestano i flussi emotivi e organici, cioè le migrazioni. Narrazioni cicliche che richiedono il superamento dei propri limiti, sia per chi si imbarca in cerca di nuovi orizzonti, sia per chi vede lo straniero arrivare sul proprio lido.

Lampedusa, ma(r)e mia.

Dopo l’esposizione al Pan, il progetto sarà in mostra all’Angle Galerie di Hendaye ad ottobre e al Carrousel du Louvre per il Fotofever che si tiene a novembre nella capitale francese.

https://www.francescadibonito.com/

Dal 16 agosto al 2 settembre, Migrations al Pan, via dei Mille, nr. 60

09.30-19.30 da lunedì al sabato (martedì escluso)

09.30-14.30 domenica