Francesca Gerla e Chiara Tortorelli hanno raccontato i loro libri, ospiti per una sera a Il Clubino per la “GiocoCena con lo scrittore”, la bizzarra rassegna letteraria, che coniuga mondanità e letteratura, gioco, cena e libro, segreti, manie, piccole ossessioni degli scrittori.

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Le due autrici escono dalla stessa fucina, un marchio che gode ormai la piena riconoscibilità quello di Homo Scrivens, la giovane casa editrice napoletana che dà visibilità a voci nuove o già emergenti nel panorama della scrittura campana.

Francesca Gerla ha presentato il suo nuovo romanzo”La testimone” in cui dimostra la duttilità di una scrittura in grado di cimentarsi in generi diversi, passando dalla narrazione intimistica e introspettiva de’ “L’isola di Pietra”, a un romanzo d’impegno sociale. Un romanzo sulla scelta, sull’amore, sulla verità, “La testimone” di Francesca Gerla. Arianna Esposito deve sostenere l’accusa di pedofilia contro Lorenzo suo ex amante. Il passato le rimbalza addosso con tutto il suo carico di dolore: l’incapacità di affrontare la verità si trasforma in una pesante responsabilità che riverbera nella vita stessa della protagonista e dei suoi affetti più prossimi.

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Con Chiara Tortorelli c’imbattiamo in un’autrice dall’esordio già maturo. La sua opera “Tabù” è un’assoluta novità che convince il lettore più esperto, diverte quello più ingenuo. Tabù è un libro complesso, polimorfo e perverso.  Perverso perché esalta la perversione della scrittura, indugia sul suo essere un danno, un male irrimediabile, tuttavia l’essenza stessa della vita dello scrittore. Capita che lo scrittore sia un innamorato della parola, succede che rimanga invischiato nelle pagine di un libro al punto da confondersi con i personaggi, al punto da confondere la realtà con la finzione fino a  perdersi nel labirinto dell’immaginazione. Può succedere che autore, narratore, lettore e personaggi si scambino i ruoli, se il gioco è ben spinto. La forza eversiva della parola in una narrazione che rompe gli schemi. Il romanzo, scomposto in diciannove narrazioni brevi, mentre ripudia la sua forma, si ricompone. Ed è romanzo. Contro l’indifferenza emotiva e l’insignificanza della parola, il romanzo si riappropria del suo ruolo e diventa l’unico sentiero praticabile per resistere alla follia dell’uomo contemporaneo che non sa più raccontarsi, perché non individua l’inzio e la fine della sua storia.

Enza Alfano

Intervista di Enza Alfano a Francesca Gerla e Chiara Tortorelli

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