Cercherò di spiegare in parole molto semplici cosa è il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) e come funziona.

Un po’ di storia.

La BCE nasce nel 1998 in previsione dell’unione monetaria, con il solo unico compito di controllare l’inflazione, a differenza della FED americana che invece oltre alla stabilità dei prezzi, deve garantire piena occupazione e per farlo può intervenire direttamente sui mercati.

Questa limitazione della BCE nel 2008 ci ha creato non pochi problemi per affrontare la crisi di liquidità delle banche europee.

All’epoca si rese necessario creare dal nulla istituzioni che permettessero alla BCE di intervenire sul mercato per sostenere le banche e di conseguenza gli stati in difficoltà: LTRO e TLTRO per le banche. SMP e OMT per l’acquisto di titoli di stato.

Il problema del 2008 ha portato recessione economica, e ha messo alle strette l’UE che si è resa conto di non avere gli strumenti adatti per affrontare crisi economiche di quella portata. Ecco perché nel 2010, in occasione dei problemi del debito Greco che rischiava di contagiare Germania, Francia, Italia e Spagna in prima linea e poi gli altri Paesi, si istituirono il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF o EFSF) e il Meccanismo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria (EFSM) Questi strumenti sono stati utilizzati da Portogallo, e Irlanda con esito positivo e dalla Grecia con conseguenze molto pesanti.

Nel 2011 i due succitati strumenti sono confluiti nel MES (Meccanismo europeo di stabilità) che ha il compito di fare prestiti e comprare titoli di debito pubblico del Paese che ne fa richiesta.

Spiegazione del funzionamento del MES

Il MES non emette obbligazioni per raccogliere fondi, ma ha un suo capitale per poter effettuare questi acquisti. Il capitale attualmente disponibile è di circa 700 miliardi di euro ed è composto da quote che tutti i paesi hanno versato per poterlo costituire. Quindi non mette in comune i debiti (e le garanzie che su questi sono richieste) dei Paesi che lo hanno costituito, ma i loro capitali.

Il MES si attiva solo se il Paese in difficoltà lo richiede, ma pone delle condizioni per concedere il prestito, condizioni che non sono uguali per tutti, ma dipendono da quale è il grado di difficoltà che il Paese ha.

Tra le condizioni possibili ci sono: la così detta austerity (taglio della spesa pubblica e aumento delle tasse) che rimette in sesto i conti pubblici e il taglio del debito pubblico (hair – cut)a danno dei risparmiatori e investitori (invece di restituire tutti i soldi te ne do solo una parte o allungo la scadenza).

L’imposizione e il rispetto di queste condizioni, spetta alla TROIKA, ossia, un comitato di controllo formato da BCE, FMI, e UE

Considerazioni Generali

Il MES non è il male assoluto, è solo un mezzo per giungere ad un fine, ma ha le sue regole. C’è da fare alcune osservazioni in merito alla sua potenziale pericolosità.

La condizionalità del taglio del debito pubblico è già presente nel nostro ordinamento dal 2013. Le Cac’s sono già previste per ogni emissione di titoli di stato italiani da allora. Non sono una prerogativa del MES. Se lo Stato Italiano lo ritenesse opportuno potrebbe applicarle comunque, MES o non MES.

Per quello che riguarda l’austerity, volente o nolente serve per risanare una mala gestione delle finanze pubbliche. Vi faccio un esempio pratico:

Se vi indebitate per fare una vacanza o comprare una Tv, inevitabilmente, per poter restituire quel prestito dovrete risparmiare su altre spese, a meno che voi non guadagniate di più, o prendiate a prestito altro danaro per mantenere un livello di vita che non vi potete permettere quotidianamente. Quando però andrete in banca a chiedere un nuovo prestito, verrete valutati diversamente dalla prima volta. Se avete ancora potenziale, vi verrà applicato un tasso più alto (spred), se non lo avete, semplicemente i soldi non ve li danno. Se poi non riuscite a restituire il prestito o i prestiti che avete fatto, la banca vi pignorerà qualcosa (austerity) e cercherà di recuperare il recuperabile (hair cut).

Considerazioni sul MES nel contesto Covid 19

Tra le varie soluzioni previste dalla UE, per affrontare l’emergenza sanitaria ed economica conseguente alla pandemia Covid 19, c’è l’utilizzo del MES senza condizioni a patto che i soldi provenienti dal MES siano utilizzati per spese sanitarie.

Che significa?

Significa che se l’Italia decidesse di attingere dal MES potrebbe spendere quei soldi per costruire ospedali, rafforzare la sanità con nuovi contratti specificamente legati all’emergenza, approvvigionarsi di materiale sanitario e scientifico e liberare altre risorse dal bilancio pubblico per destinarle ad altre necessità.

Tutto questo non influenzerebbe in alcun modo la politica fiscale del Paese riguardo alle tasse, ai tagli di spesa e al debito pubblico.

Quindi, in questo caso, il MES sarebbe un valido aiuto che non porta conseguenze disastrose. Resta comunque una possibilità e non è obbligatorio.

Marianna Genovese – Consulente Finanziario certificato EFPA

mariannagenov@gmail.com

Per consultare gli altri articoli del corso di educazione finanziaria clicca qui