Far diventare caldo l’ambiente in cui le cellule malate vivono, per migliorare l’efficacia dell’immuno-oncologia. Un approccio positivo, che ha dimostrato di funzionare anche in pazienti che non rispondono all’immuno-oncologia, oltre il 30% di risposte nei pazienti che hanno fallito un precedente trattamento con anti-PD-1/PD-L1. Lo studio è stato condotto all’Istituto Pascale di Napoli. I dati sono stati presentati nei giorni scorsi, durante il convegno internazionale Immunotherapy Bridge, organizzato dalla Fondazione Melanoma, a cui hanno partecipato 200 esperti da tutto il mondo.
 
I risultati ottenuti sbloccando il ‘freno’ del sistema immunitario, costituito dai recettori CTLA-4 e PD-1, sono importanti e, considerando tutti i tumori, circa il 50% dei pazienti risponde alle terapie immuno-oncologiche che, utilizzate da sole o in combinazione, hanno profondamente modificato lo standard di cura del melanoma e di altre neoplasie –– afferma Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Irccs Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli – Vogliamo aumentare l’efficacia dei farmaci immuno-oncologici per superare i meccanismi di resistenza, che impediscono a circa il 50% dei pazienti di beneficiarne. Una delle chiavi si trova nel microambiente tumorale, cioè nell’ambiente in cui le cellule malate vivono. Il microambiente caldo (infiammatorio) risponde alle terapie immuno-oncologiche – prosegue Ascierto – perché contiene cellule del sistema immunitario, quello freddo invece sviluppa resistenza perché è privo di infiltrato linfocitario. Le strategie immediate della ricerca mirano proprio a modificare il microambiente freddo, ad esempio utilizzando proteine che giocano un ruolo chiave nella difesa dell’organismo (Toll-Like Receptor Agonist), in sequenza con un’altra molecola immuno-oncologica, ipilimumab”.

 
I nuovi casi, registrati in Campania nel 2019, sono stati 1.100 di questi600 sono uomini e 500 donne. A ottobre la Regione ha fornito gratuitamente a tutti i pazienti la combinazione di due molecole, nivolumab e ipilimumab. Un anno fa, la terapia era stata approvata dall’Aifa, ma lasciata in fascia C, impendendone così la rimborsabilità da parte del Ssn. “Si è creato in questo modo un grave danno per i pazienti colpiti da melanoma – sottolinea Ascierto –, soprattutto per i cittadini con metastasi cerebrali, circa il 40% del totale, per i quali questa combinazione ha evidenziato risultati importanti: il 70% delle persone è libero da recidiva a 2 anni”. Recentemente proprio il ‘Pascale’ è stato identificato come primo istituto in Italia per il trattamento del melanoma.