Oltre allo scotto dei tanti decessi registrati negli ultimi due mesi, l’emergenza provocata dal Coronavirus ha portato alla luce le profonde criticità della sanità italiana – da declinare secondo le peculiarità di ogni regione. Le carenze sistemiche però, si sono rivelate, trasversalmente, a partire dal primo baluardo sanitario presente sui territori: la medicina di base. I medici generali infatti, si sono ritrovati spesso sprovvisti di protocolli di sicurezza e linee guida da seguire nella gestione dei pazienti; nonché dei più basilari dispositivi di protezione individuale, fattore che ne ha determinato un’esposizione fatale al virus.

Dunque, passato il picco mortifero dell’epidemia, gli esperti sanitari chiedono di ripensare una nuova medicina territoriale, che si fondi su un modello efficace; capace di dare risposte immediate e sollevata dall’oppressione della burocrazia. Un webinar sulla Fase 2 organizzato da Officina Motore Sanità in collaborazione con Biomedia ne ha posto le basi: coinvolgimento medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e farmacia territoriale, con il supporto della sanità privata e dell’industria farmaceutica. Al webinar hanno preso parte Enrico Coscioni, consigliere del Presidente della Regione Campania per la Sanità; Roberto Tobia, Segretario nazionale Federfarma; Giovanni Pavesi, Direttore Generale ULSS 8 Berica. All’unanimità è stato espresso parere positivo sull’operato della Giunta in fase emergenziale, e che per il futuro ci si augura una crescita importante della medicina territoriale. Tuttavia l’accento posto sul coinvolgimento del settore privato presenta più di una criticità. Ne è un esempio l’esposto presentato da parlamentari e consiglieri del M5S, alla Corte dei Conti il 15 maggio scorso. Si sarebbero verificati infatti, “inopportuni e sproporzionati rimborsi alle cliniche private fino al 95% del budget per i mesi di emergenza Covid-19, erogati non per le prestazioni effettivamente rese in sostegno della sanità pubblica per il ricovero di pazienti contagiati dal Coronavirus, ma sulla base della disponibilità manifestata. Non proporzionata l’entità della remunerazione, visto che il Decreto Liquidità del Governo prevede un massimo del 70%“. Il dossier, si riferisce all’accordo siglato dalla Regione Campania e l’AIOP – una delle maggiori associazioni rappresentative della sanità privata – che ha autorizzato le cliniche private campane ad aiutare il sistema sanitario pubblico nell’affrontare l’epidemia, per tre mesi ulteriormente prolungabili.

Ciò detto, per dovere di cronaca va ricordato che un nuovo imprinting alla medicina territoriale campana, è stato dato già il 30 gennaio 2020, allorquando furono presentate a Napoli le novità conseguenti all’accordo integrativo regionale: l’avvio delle Aft (aggregazione territoriale funzionale), l’implementazione del personale negli studi medici e l’introduzione – grazie a 23 milioni di euro di fondi provenienti dal Ministero della Salute – della diagnostica di primo livello negli studi dei medici di famiglia.