È un anno che Aldo Masullo ci ha lasciati: finiva il 24 aprile 2020, a pochi giorni dal compimento dei 97 anni, in un mondo sconvolto dalla pandemia e serrato nell’isolamento.

Figura di speciale spessore nel panorama filosofico contemporaneo, Masullo fu docente e mentore; il suo stile era quello di muovere nell’uditorio l’aspetto patico, come lui stesso lo definiva, da associare alla conoscenza umana.

Nino Daniele – Foto di Riccardo Siano

Ho scelto di ricordarlo attraverso le parole di Nino Daniele, ex sindaco di Ercolano e assessore alla Cultura del Comune di Napoli fino al 2019.

La conoscenza del professore da parte di Nino Daniele nasce in uno dei terreni di appassionato impegno di Masullo, oltre a quello filosofico: la politica.

«Il mio primo incontro con Aldo Masullo è un incontro politico. Avviene nella prima metà degli anni ’70, quando ero un giovane militante del PCI.  

Politico resterà il nostro rapporto per tutta la vita, anche quando per molti lustri Aldo Masullo accentuerà la sua distanza dalle formazioni politiche esistenti e la sua critica a esse. Questo distacco, però, non si tradurrà mai in disimpegno o lontananza dallo svolgersi della vita e dalle vicende politiche. Tutt’altro. La sollecitazione verso ogni cittadino, in particolare i giovani, a impegnarsi nella vita pubblica, al servizio della comunità, resterà costante e pressante.

Venne a un incontro nella mia sezione di S. Giovanni a Teduccio, composta prevalentemente da operai e dai loro giovani figli provenienti dai movimenti studenteschi nati sull’onda del ‘68.

Ricordo ancora l’enorme impressione che mi fece il suo discorso. Di grande rigore e semplicità.

Amavo già la filosofia avendo avuto la fortuna di incontrare al liceo classico un grande professore di nome Adolfo Loreto.

Ricordo ancora l’esempio che Masullo fece discorrendo dell’importanza dell’etica nell’organizzazione della produzione e sulla responsabilità d’impresa. Incredibile: oltre 40 anni fa.»

Masullo aveva il talento di calamitare l’attenzione, di coinvolgere ed emozionare.

Con lucida semplicità e con simpatia, eppure senza mai render banale ciò che diceva, portava al ragionamento anche i meno inclini alla materia che trattava. Era proprio davanti alle platee che riusciva a vincere la sua innata timidezza, stabilendo uno scambio di pensieri con la mente di chi aveva di fronte.

«Masullo era un grande retore, nel senso più alto del termine. Affascinava le folle con la sua parola. Lei pensa che in politica, la retorica, così importante nel mondo antico, abbia ancora una sua funzione?»

«All’università i corsi di Masullo erano sempre affollati. La fama delle sue lezioni era tale che venivano da tutti i corsi ad ascoltarlo. Anzi da tutte le facoltà. Aldo Masullo era dotato di una oratoria affascinante. Non era certo un caso: Masullo era un grande umanista. Egli attribuiva alla “retorica”, come gli umanisti, una funzione civile e pedagogica.

Essendo uno dei più grandi studiosi di Giordano Bruno, conosceva benissimo il valore dell’arte della memoria. La memoria oltre a essere quella funzione psicologica che permette alla mente di ritenere le percezioni prodotte dai sensi, è anche la porta dell’anima, che ha il potere di richiamare e riprodurre le immagini passate, intessendo così una trama di relazioni psichiche.

Nel lavoro concorde e appassionato delle menti, volto a indagare i segreti della natura e ad apprestare strumenti per le opere umane, sta il vero principio di un sapere fecondo, prodotto non per il prestigio e la vanagloria delle scuole e dei dotti ma per il progresso e l’avanzamento degli uomini e della società.

L’oratoria di Masullo non era rivolta dall’alto al basso ma istituiva una cooperazione pensante

«Il professor Masullo possedeva anche una notevole carica di ironia. Come la rammenta?»

«La sua grande ironia era il suo essere irriverente verso le costruzioni immobili, autocompiaciute, presuntuose e arroganti. Perciò i giovani lo hanno sempre amato.»

E tale sentimento di affetto da parte degli studenti, lui lo ricambiava, pur sapendo mantenere il giusto equilibrio nei rapporti con loro, che non dovevano mai deviare nel cameratismo.

«Com’è proseguito il vostro cammino di conoscenza e di confronto?»

«Il nostro rapporto si è ulteriormente consolidato durante i primi anni ’90, negli incontri di Palazzo Marigliano e presso l’Istituto di Gerardo Marotta.

Erano anni tempestosi. Dopo il crollo del muro di Berlino, il Pci cambiava nome e cultura politica e anche a Napoli maturava “tangentopoli”.

Con Aldo Cennamo e Berardo Impegno, su suggerimento di Gerardo Marotta, convincemmo Aldo a capeggiare la lista del partito, che fu detta “dei professori”, perché, per testimoniare l’apertura di un nuovo corso nei primi posti di quella lista, vi erano altri stimati docenti come Barbagallo e Villone.

Quando esplose nel ‘92 la crisi morale e giudiziaria del dominio, in quegli anni incontrastato, del “Pentapartito”, demmo vita in Consiglio Comunale all’esperienza della Giunta Masullo, che però non raccolse i voti necessari.

Fui io ad avanzare, anche contro il parere di Aldo, quella proposta che aprirà una nuova speranza per Napoli.

Quei giorni da Sindaco incaricato dal Consiglio Comunale, furono per Masullo e per Napoli indimenticabili.»

«Qual è il maggiore insegnamento che Masullo ha lasciato?»

«Masullo era l’opposto del filosofo “monastico e solitario” per adoperare l’espressione di Vico. Per Masullo tutti i cittadini sono filosofi. Il dialogo filosofico e il suo fine “trasformativo” non possono limitarsi solo alle aule o ai cenacoli dei “dotti” ma sono una pratica civica e civile. Strada per strada.

Credo che questo costituisca il principale insegnamento di Aldo Masullo. Di un filosofo che aveva una statura europea.

C’è un suo libro che porta un titolo che lascia sgomenti, e che a mio parere spiega questa sua urgenza di salvezza. Di una filosofia che vada non in soccorso dei governi ma dei cittadini. Il libro è: La storia e la morte, edito nel 1964.

Vivo era il ricordo della crisi dei missili di Cuba e il rischio della guerra nucleare. Secondo Aldo Masullo cambiava il paradigma fondamentale della storia. Il concetto della storia era contrassegnato dalla certezza che l’umanità potesse sopravvivere alla morte degli individui. Ora invece il rischio atomico apriva alla possibilità della morte non di questo o quell’individuo ma dell’umanità stessa. Da qui la necessità di una trasformazione rivoluzionaria dell’atteggiamento filosofico, vale a dire una di sua radicale mondanizzazione e umanizzazione.

Affrontare filosoficamente il tema della morte e della storia non poteva che significare, nel tempo delle armi, distruttive non solo di innumerevoli esistenze ma dell’esistenza stessa, che la storia è la lotta della ragione contro la morte. “La ragione, consapevole di essere mortale, lotta contro la morte. Questa lotta, finché dura, è la storia.”»

«Non per rivangarle il passato ma ricordo che il professor Masullo le sconsigliò di accettare la carica di assessore alla Cultura del Comune di Napoli. E quando lei dovette lasciarla, ebbe a dichiarare: “Allontanandolo dalla giunta, il sindaco ha licenziato una persona di eccezionale valore, innanzitutto morale, poi culturale.” Cosa mi dice a questo proposito?»

«Come ha visto, ho ricordato la vicenda di Masullo sindaco per dire che il non ascoltare i consigli è stato anche reciproco. Nel caso che lei cita, se non avessi accettato, non avrebbe poi potuto difendermi quando il sindaco mi ha chiesto di lasciare l’incarico. Se lo ha fatto è perché credo di non averlo deluso. Nonostante il suo affetto, non mi avrebbe nascosto critiche. E quelle parole sono state per me di grande conforto proprio per questo.»

«Sicuramente la perdita di Masullo ci fa ritrovare più poveri e smarriti… Mi lasci condividendo quale sarà il suo personale modo di ricordare il professore.»

«Questo è il primo anno senza di lui. Abbiamo potuto misurare il vuoto enorme e incolmabile che ha lasciato. Eppure non possiamo lasciarci andare nel “patire dell’insensatezza”. In questo tempo di stati di nichilismo e di inimicizie assolute dobbiamo sempre riattivare la volontà di ricerca di verità.

Eros e grazia sono il suo lascito.

Io lo ricorderò a Marigliano insieme a molti suoi allievi protagonisti della vita culturale di Napoli e dell’Italia e poi a Elea/Velia il 24 aprile.

Elea culla della nostra civiltà. Luogo universale e sacro all’umanità. Finora custodito dal nichilismo dell’avidità grazie a una legge da lui fortemente voluta.

Leggerò il quel luogo, con altre amiche e amici, le sue poesie e i versi del Poema di Parmenide. In particolare: “Pagella di scolaro in fondo al mare”

Qui l’ultima intervista che rilasciò a Napoliflash24, a marzo 2020. Nell’ottobre del 2018, invece, ci rilasciò un’altra intervista per la rubrica “La Bellezza salverà Napoli”.

La portavi cucita sul petto

– medaglia al tuo valore

risorsa estrema per avere almeno

un poco di rispetto –

l’orgogliosa pagella di scolaro

tu, solitario ragazzino perso

nell’immensa incertezza del migrare

corpicino in balia d’infide forze.

Non t’è servita

a salvarti la vita

ma t’è rimasta stretta sopra il cuore

fedele come il cane di famiglia

a custodir del tuo abbandono l’onta

e finalmente sbatterne l’orrore

in faccia all’impunita indifferenza

della presente umanità d’automi.

A. Masullo

Le foto sono di Riccardo Siano, che le ha gentilmente messe a disposizione di Napoliflash24 per questo articolo.

A proposito dell'autore

Il mondo e la gente mi incuriosiscono assai. Sono "leggera" nella scrittura e mi diverto nel fare ciò che mi appassiona. Penso che nulla sia più disarmante della gentilezza. Il mio esordio, nel 2017, è stato con "Primule fuori stagione" (Iuppiter Edizioni). Per Napoliflash24 pubblico settimanalmente i "Pezzulli" e curo le rubriche di interviste "La Bellezza salverà Napoli" e "Tips for Startuppers".

Post correlati