Masaniello, quei dieci giorni che sconvolsero il Regno (5a puntata)

di Fernanda Zuppini e Carlo Fedele

(5a ed ultima puntata)

“Ai popolani di Napoli che nelle oneste giornate del luglio MDXLVII , laceri, male armati e soli d’Italia francamente pugnando nelle vie, dalle case contro le migliori armate d’Europa tennero da sé lontano l’obbrobrio della Inquisizione Spagnola imposta da un imperatore tedesco e da un paggio italiano”.

Pietro Secchia, ricordando le quattro giornate dell’ottobre del 1943, scrive: “Questa iscrizione scolpita su una lapide posta sulla facciata della Certosa di San Martino a Napoli, a ricordo d’una sollevazione della città contro lo straniero, avvenuta quasi cinque secoli or sono, colpisce per le sue parole che potrebbero ben adattarsi alla rievocazione delle quattro giornate dell’ottobre 1943.
Esse hanno avuto degni e gloriosi precedenti storici nella rivolta del 1547 contro i tedeschi che volevano introdurvi l’Inquisizione di Spagna; nella sollevazione del 1647 guidata dal pescatore Masaniello e infine nella rivolta contro i Borboni del 1799”.
Parafrasando il famoso saggio di John Reed, potremmo definire i moti napoletani del 1647,  guidati da Tommaso Aniello, detto MASANIELLO, come “i dieci giorni che sconvolsero il Regno”.masnuovo2.bis

Franco Mistrali, giornalista e romanziere dell’Ottocento, molto abile nel coinvolgere i lettori con il suo stile” enfatico e roboante”, in “Ritratti Popolari” delineò una sorta di biografia romanzata in cui esaltò la figura di “Maso Aniello il pescatore, il forte popolano di mercato” come colui che “sorge a personificare l’onnipotenza della rivoluzione. Sorge, combatte, trionfa. L’albagia dello straniero si piega dinanzi al capitano vincitore della libertà. La fierezza castigliana si umilia davanti al pescatore fatto padrone di un regno”.
Giuseppe Campolieti in “Trionfo e caduta del celebre Capopopolo nello sfondo tumultuoso della Napolo del Seicento”, cita un Anonimo Poeta del Seicento che, alla morte di Masaniello esclamò: “E’ morto colui che ha dato scacco al Nobile”.
Eleonora Pimentel Fonseca, patriota e politica napoletana, una delle figure più rilevanti della breve esperienza della Repubblica Napoletana del 1799, fatta impiccare per vendetta dai Borboni quando, rovesciata la Repubblica fu restaurata la Monarchia, ammonisce: “qual biasimevole contrasto opporrete ora voi a’ vostri avoli de’ tempi del gran Masaniello…” (con riferimento all’opposizione dei ceti umili di Napoli al Governo Repubblicano del 1799).
Vincenzo Cuoco così disse riferendosi al rivoluzionario napoletano: “Masaniello…suscitò in tempi meno felici una gran rivoluzione”.
Meno poetico e meno avvolto in un alone di romanticismo è il giudizio storico dato dalla critica moderna a un personaggio spesso trasfigurato dalla leggenda.
Le difficoltà economiche e la dura realtà sociale e politica avevano spinto il giovane pescatore a covare un sempre maggiore risentimento “contro i ceti privilegiati e contro il governo spagnolo”; se a ciò “si aggiungono una certa ambizione e un certo desiderio di dominare…” si può comprendere, a quanto riporta il Grande Dizionario Enciclopedico UTET, quale parte abbia avuto Masaniello nel moto popolare del luglio 1647.
masaniellobisMan mano che la sommossa si estendeva e Masaniello acquisiva sempre più autorità, “il popolo andava acquistando coscienza della sua forza”, tenendo anche conto che il Vicerè non sapeva che decisioni prendere. L’8 di luglio, Masaniello, “ispirato da Genoino”, fece presente che non era più sufficiente abolire le gabelle ma si doveva concedere più poteri al popolo. La sua popolarità continuò a crescere, tanto che il 10 di luglio fu nominato “Capitano Generale”. Ma, mentre molti “avrebbero voluto proclamare la Repubblica, Masaniello si mantenne fedele al re di Spagna”. Da questo momento si creò una frattura tra lui e il popolo e “quasi tutti i cronisti e gli storici affermano che egli fosse impazzito”.
Secondo una parte degli storiografi attuali “probabilmente in questa demenza che improvvisamente lo avrebbe colto, non bisogna vedere altro che il desiderio di una maggiore autonomia da parte dei ceti popolari nei riguardi della borghesia che fino allora aveva diretto la ribellione”.
Masaniello che ormai si considerava “padrone assoluto del Regno e Tiranno della città”, incominciò a fare rappresaglie e praticare confische soprattutto nei confronti dei negozianti. Intanto il popolo incominciava a dare segni di volersi staccare dal governo spagnolo e temeva di perdere le conquiste raggiunte. Così, il 16 luglio, Masaniello fu ucciso. Non si sa bene però a chi attribuire la sua morte, se al Vicerè o allo stesso Genoino, oppure “come appare più probabile, alla nobiltà che…vedendolo abbandonato da quella borghesia che ne aveva costituito la maggior forza”, avrebbe approfittato dell’occasione per liberarsene.
Masaniello resta un mito ed un esempio di rivoluzione popolare spontanea. Tutti i giudizi sulla sua figura non possono non tener conto del suo spirito animato dal voler bene quel “Popolo mio… “.

di Fernanda Zuppini e Carlo Fedele

(5a  ed ultima puntata)

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