di Fernanda Zuppini e Carlo Fedele

“Masaniello suscitò in tempi meno felici una gran rivoluzione”.

Il pittore Aniello Falcone fu un rivoluzionario non solo in campo artistico, fondendo nella sua pittura elementi classicheggianti con elementi straordinariamente realistici, ma anche in quello politico. Pare infatti che per vendicare la morte di un amico, ucciso da uno spagnolo, egli fondò la cosiddetta Compagnia della morte, con l’intento di uccidere tutti gli spagnoli presenti in città. Masaniello prese parte all’iniziativa ed è presumibile che i membri della bottega del Falcone fossero in prima linea quando il 6 giugno 1647 il giovane pescatore spinse i popolani ad appiccare il fuoco ai banchi del dazio a Piazza Mercato.
Che la bottega falconiana fosse vicina all’ambiente rivoluzionario è testimoniato inoltre dai pochi ritratti di Masaniello pervenutici, molti dei quali, non a caso, sono firmati da Aniello Falcone e dai suoi allievi.
I pittori napoletani Salvator Rosa, Micco Spadaro e Andrea di Leone, erano gli altri “soci”.
Nella chiesa del Carmine, dove avvenne la lettura della modifica ai “Capitoli del privilegio”, Masaniello trionfa. E il Vicere’, per mano del Cardinale, gli offre una “veste in lama d’argento, con isvolante pennacchiera sul cappello“. Il geniale pittore (e narratore) Micco Spadaro rappresenta Masaniello nella folla col vestito d’argento, che monta un cavallo nero, il volto estatico, bellissimo, e i capelli rossi come una fiamma.Tomasso Aniello, known as Masaniello, was the leading spirit of revolt in Naples, 1647
Alcune delle opere sopravvissute sono conservate nel Museo di San Martino a Napoli.
Nel 1846 lo scultore Alessandro Puttinati realizzò una statua in marmo raffigurante il capopopolo, che ora è esposta nella Galleria d’arte moderna di Milano.
La vicenda del pescatore analfabeta, che nel 1647 guidò la rivolta del popolo napoletano contro le assurde richieste del governo spagnolo instauratosi in città, era assai nota anche all’estero e Masaniello era il simbolo stesso dell’indipendenza popolare e della lotta al potere. Puttinati insiste sulla teatralità dei gesti e modella il giovane pescatore nel pieno dell’azione mentre, col braccio alzato e il randello nella mano destra, lancia un urlo, incitando alla rivolta. L’artista compie in questo caso anche un atto di dissidenza estetica: il vibrante naturalismo di Puttinati si pone in antitesi con le regole della scultura accademica basata ancora sulla ripresa di modelli antichi.
La rivolta di Masaniello nel corso dei secoli è stata rappresentata in numerose opere teatrali europee, tra cui:
“Ascesa e crollo di Mas Anjello” (1669) di Thomas Asselijn, rappresentata con gran successo nella citta’ di Amsterdam ben sei volte nel 1668, e poi ininterrottamente fino al 1689.
“Tragedia del capo ribelle napoletano Masaniello” (1682),
di Christian Weise, rappresentata nel Sud – Est della Germania.
“Masaniello furioso”, di Reinhard Keiser nel 1706.
“La muta di Portici”, di Daniel Auber su libretto di Eugène Scribe (1828). Il successo di quest’opera ebbe una considerevole influenza sulla Rivoluzione belga.
“Salvator Rosa”, di Antonio Carlos Gomes su libretto di Antonio Ghislanzoni (1874). Masaniello (baritono) è uno dei due protagonisti.
“Tommaso d’Amalfi”, di Eduardo De Filippo (1963), il cui interprete è stato Domenico Modugno. L’opera è presente nella raccolta chiamata “Cantata dei giorni dispari”.
“Masaniello”, di Elvio Porta ed Armando Pugliese (1974), con le musiche di Roberto De Simone e interpretato da Mariano Rigillo, Angela Pagano e Lina Sastri.mas6

Un canto di poco posteriore alla figura storica di Masaniello, forse risalente ai primi anni del XVIII secolo quando già la sua figura si era trasformata in leggenda e mito lo propose la Nuova Compagnia di canto Popolare nel suo storico album del 1974, “Li Sarracini adorano lu sole”. Questo il brano che praticamente rifà la storia di quei giorni appassionati.
‘O Cunto ‘e Masaniello
https://www.youtube.com/watch?v=0r2ycUr8El8
Luciano de Crescenzo in “Così parlò Bellavista” (Mondadori, Milano, 1977) riporta un discorso che Masaniello avrebbe rivolto al popolo che cominciava a dubitare di lui: “Amici miei, popolo mio, gente : voi credete che io sia pazzo e forse avete ragione voi: io sono pazzo veramente…”.
Riporto qui di seguito alcuni passi in lingua originale che esprimono i sentimenti di questo personaggio controverso: “ ma nunnè colpa da mia, so state loro che m’hanno fatt’ascì afforza n’ fantasia. Io ve vulevo solamente bbene e forze sarà chesta a pazzaria ca tengo ‘n capa. Vuie primma eravate munnezza e mò sitte libere: Io v’aggio fatte libere. Ma quanto può durà sta libertà? Nu juorno? Due juorne? E già pecchè po’ ve vene ‘o suonno e ve jate tutte quante a cuccà. E facite bbuone: nun se po’ campà tutta a vita cun na scupetta ‘nmano. Facite comm’a Masaniello: uscite pazze…si va vulite tenere a libertà nun v’addurmite! Nun pusate l’arme!…A me…me vonno pure accidere. E c’hanno raggione lloro quanno diceno ca nu piesciavinnolo nun può addeventà generalissimo d’a pupulazione a nu momento a n’ato. Ma io nun volevo fa niente ‘e male e manco niente voglio. Chi me vo’bbene o veramente dicesse sulo na preghiera per me: nu requia-materna e basta pe’ quanno moro….Annudo so’ nato e annudo voglio murì….”.
Per finire… Come non ricordare il compianto Pino Daniele nel celebre brano “Je so’ pazzo”, quando si immedesima musicalmente nel tribuno della plebe napoletana e negli ultimi versi, come una minaccia rivolta ai potenti di oggi, rammenta che …”Masaniello è crisciuto, Masaniello è turnato“.
Perchè ne hanno disperso i più piccoli frammenti di ossa, ma Tommaso Aniello d’Amalfi, detto Masaniello, è nel dna del popolo napoletano, quello di ieri, ma anche quello di oggi. Dorme, ma non è morto quello spirito.

di Fernanda Zuppini e Carlo Fedele

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