E adesso è arrivata anche l’ufficialità: Marek Hamsik non è più un calciatore del Napoli. La prima volta da quando quel 28 giugno la società partenopea ne annunciò l’acquisto per una manciata di milioni, anticipando le manovre delle corazzate del nord, interessate a quel talento slovacco del Brescia, ma poco decise ad investire su un ragazzo di appena venti anni. Marek fu presentato insieme a Lavezzi tra il malumore della piazza che per il ritorno in A desiderava nomi altisonanti: praticamente il leitmotiv della gestione De Laurentis, con la società sempre nel mirino delle critiche ma pronta a smentire puntualmente tutti. E quel ragazzo magro è diventato il simbolo di una squadra, di una società e di un intero popolo riscrivendo la storia del Napoli facendo cadere uno dietro l’altro una serie di record. Esordisce in maglia azzurra in una torrida estate, a Fuorigrotta arriva il Cesena, si gioca la Coppa Italia: i romagnoli ne prendono quattro ed una delle marcatura porta la firma di Hamsik. Poco dopo arriva anche il primo sigillo in serie A, contro la Sampdoria, al culmine di una spettacolare triangolazione con Lavezzi e Zalayeta; da allora i numeri di Marek sono diventati portentosi. Quello che nel 2014 è diventato il Capitano può vantare di essere il cannoniere “all time” con 121 reti, leader per presenze in Serie A (408) e ufficiali in generale (520). Anche in Champions League Hamsik guida la classifica delle presenze partenopee, ben 32 gare! Insomma nulla da dire sulla straordinaria storia tra Hamsik ed il Napoli: una storia fatta anche di momenti delicati, come quando si facevano insistenti le voci dei top club (Milan prima e Juve poi su tutte) interessate al gioiello cuore azzurro. E cosa dire delle dichiarazioni sempre d’amore del centrocampista-goleador verso quella maglia e quella piazza a cui avrebbe voluto maledettamente regalare lo Scudetto; ricordo perfettamente una dichiarazione nella quale si professava già felice e soprattutto fortunato a percepire allora un milione di euro! Sembrava una storia destinata a non finire mai, i tifosi sognavano una carriera da dirigente per il 17, sognavano di potersi vantare di avere la propria bandiera, di essere rappresentati dal campione che mai avrebbe voltato le spalle. Poi le panchine, i primi segnali di una decadenza più mentale che fisica, la delusione per l’ennesimo campionato perso in maniera discutibile e la decisione di cambiare aria: aveva deciso di raccontare tutto Marek nella sua biografia, le gioie, le sconfitte, i suoi rapporti con i vari allenatori, ma soprattutto si evinceva il forte desiderio di partire. E sembrava anche tutto fatto in estate, fino a quando una chiamata di Ancelotti non ne sancì il dietrofront. Chissà, magari già preventivato e concordato soltanto il rinvio dell’addio, fatto sta che Marek ha salutato tutti in maniera improvvisa, senza giri di campo, senza partita d’addio, in punta di piedi come quel giorno di luglio. In tanti, tantissimi, sono pronti a giurare si tratti della soluzione migliore, della scelta ideale e di un’offerta irrinunciabile. Per tre anni Marekiaro giocherà in Cina e prenderà molti soldi, sarà un signor nessuno, sia chiaro, ma il suo conto in banca lieviterà ancor di più. Magari lo avrebbero fatto tutti i calciatori attualmente in circolazione, soprattutto a 32 anni ed in particolar modo in un momento di calo psico-fisico.

Tutto vero, tutto bello, tanto da raccontare: una storia nata senza clamori che ha avuto un crescendo rossiniano di gioie e numeri pazzeschi. Ma non chiamatelo bandiera! Chi sposa una maglia non va via, nemmeno per un contratto faraonico. Ed il nostro caro Marek aveva un contratto da 6,5 milioni di euro e tante Ferrari nella sua collezione. Per favore adesso si volta pagina e la sua cresta farà bella mostra sui campi del campionato cinese. Nel Napoli Hamsik non gioca più e la scelta è stata tutta sua. Guardare avanti, please!