Maradona è la nostra “grande bellezza”. E’ un pezzo indimenticabile della storia di Napoli. Della storia tout court, senza aggettivi. Perché ci sono uomini e personaggi il cui valore va oltre il loro campo specifico, ma diventano l’emblema di un’epoca e di un Tempo.
Maradona è stato e continua ad essere tutto questo. I successi a cui ha condotto la squadra di calcio sono ricordi indelebili per ogni napoletano, ma ancor più rappresentano l’anima della città dell’ultimo trentennio.
Non c’è Maradona senza Napoli così come non c’è Napoli senza Maradona.
La città si prepara a celebrare il suo Mito il 16 gennaio al San Carlo con uno spettacolo promosso da Alessandro Siani. Un tributo della città a un grande campione e a un simbolo di Napoli nel mondo.
Il programma suscita consensi ma anche il mal di pancia di alcuni intellettuali che parlano di profanazione della sacralità del San Carlo. Non è nuovo lo scontro, si era già avuto in passato sul concerto di Bruce Springsteen, al punto che il teatro non gli fu concesso.


Sarebbe un errore ripetere quell’errore o spaccare Napoli su Maradona sì-Maradona no. Così come, pensare che certi luoghi debbano essere deputati “solo” all'”alta cultura“, e non a manifestazioni apparentemente di profilo minore, fa parte di una discriminazione intellettuale che è figlia di tempi andati. No, il mondo contemporaneo, produce manifestazioni culturali diverse, ma che hanno piena legittimità. Le contaminazioni, in ogni campo, rappresentano il “lievito” per continuare a crescere.
Quello di Siani è un evento che riguarda la storia collettiva della città.  E se si consuma nel suo teatro più importante è il segno che tutta Napoli celebra Maradona e celebra se stessa. I biglietti vanno a ruba e arrivano richieste da ogni parte. Anche da tanti napoletani sparsi per il mondo che avvertono l’Unicità di un evento che rimarrà nei ricordi di tutti i napoletani. Come i suoi gol e le emozioni che è riuscito a darci.
Bentornato Diego!

Patrizia Sgambati