Le Sardine napoletane sono tra coloro che hanno aderito all’appello della “Rete per la Pace” e sabato 25 gennaio scendono in piazza per dire no al conflitto tra Usa e Iran. Chiamando all’appello simpatizzanti e attivisti, a inizio mese gli organizzatori della manifestazione hanno chiesto: “Stringiamoci e mobilitiamoci per la pace e il ritiro di tutte le nostre truppe dai territori di guerra nel rispetto della nostra Costituzione“. Dal giorno del proclama d’intenti sono trascorse circa due settimane, durante le quali Bruno Martirani si è attivato dando il proprio contributo alla riuscita dell’evento. E’ una delle menti che animano il braccio partenopeo delle Sardine. Lo abbiamo incontrato per chiedergli del flash mob per la pace e per capire meglio la natura del movimento di cui fa parte.

D- Come si svolgerà l’evento? Chi lo organizza?

R- La manifestazione avrà inizio alle 17.30 in piazza san Domenico Maggiore, ci saranno gli artisti dell’asilo Filangeri, uno dei beni comuni di questa città. Attraverso le parole dei personaggi del tempo, interpreteranno lo spirito dell’articolo 11 della Costituzione. L’unico a fare un intervento sarà padre Alex Zanotelli, missionario comboniano.  Noi organizzatori non parleremo, perché su alcuni temi come quello della pace e della verità c’è poco da dire e molto da fare. Alle 19.00, ci muoveremo tutti verso piazza del Gesù per supportare la manifestazione organizzata in memoria di Giulio Regeni e per chiedere verità e giustizia per il suo orrendo omicidio. Invitiamo tutti a portare una candela, che accenderemo alle 19.41.

 

D- Alcuni politici e intellettuali hanno espresso simpatia per le Sardine. Come spieghi l’attenzione verso questo nuovo fenomeno?

R-  Premetto che io sono un simpatizzante di tutte le esperienze che ossigenano la società con un vento di cambiamento e che propinano valori universali e positivi. Il cambiamento deve essere inclusivo e la solidarietà sociale deve permettere alle persone, soprattutto a quelle disilluse e sconfortate, di riconnettere le loro esperienze. E’ giusto far proprio lo spirito delle Sardine, ma ognuno deve fare la sua parte. Chi è al governo di una città o di uno Stato deve amministrare le emergenze sociali oltre che le comunità. Le Sardine nascono per colpa di chi non ha assolto il proprio ruolo istituzionale. Per fare un esempio, i lavoratori Apu, assunti con progetti di pubblica utilità, attendono da più di un anno il rinnovo del loro progetto. Chi ne ha la responsabilità, può anche strizzare un occhio alle Sardine, ma è inutile farlo se non interviene perché la situazione di questi lavoratori migliori. Oggi, a livello cittadino e regionale, manca una voce chiara, viene meno il rispetto e a pagarne le conseguenze sono intere famiglie. Con gli operai di Whirlpool sta accadendo questo e noi Sardine pensiamo sia giusto chiedere ai politici di non vacillare, affinché i privati siano inchiodati alle loro responsabilità. In generale, proviamo a comprendere le ragioni delle realtà in lotta e a fare da megafono affinché il loro messaggio sia da stimolo


D- Quale messaggio lancia una Sardina del Sud?

R- La Svimez ci mette in guardia dalla desertificazione che sta trasformando il Mezzogiorno, depauperato della sua forza umana ed economica. Vogliamo ricostruire la speranza di un futuro possibile anche al Sud. La mia generazione, quella di chi ha dai venti ai quarant’anni, è precaria o scappa, spesso ha poche opportunità lavorative anche andando via da qui. Dal Sud chiediamo sin da ora che il marketing politico sia abbandonato a favore di una politica intesa come intermediazione tra le varie realtà. In merito alle possibili alleanze politiche, chi si candida a rappresentare una fetta di territorio deve allearsi con la coscienza delle persone in primis, se vuol recuperare un rapporto di fiducia con chi abita la società.