Tips for Startuppers – Consigli per chi si avvia nel mondo delle startup

Ottava intervista della rubrica che, con linguaggio semplice e diretto, vuole fornire piccoli ma utili consigli a coloro che si avvicinano al mondo delle startup

MammaPack (https://mammapack.com/) è la spesa online per gli italiani all’estero al giusto prezzo. I nostri connazionali, che per motivi di studio o di lavoro vivono oltre confine, sono accomunati dal desiderio di godere dei prodotti italiani e al contempo dalla difficoltà di trovarli e poi di acquistarli senza svenarsi.

Per conoscere la storia di questa giovanissima startup, raggiungo telefonicamente Flavio Nappi (nella foto, a destra), suo fondatore insieme a Romolo Ganzerli (nella foto, a sinistra). Flavio mi risponde da Milano ma è napoletano di nascita, come Romolo e come tutti i componenti del team. Una laurea in Economia Aziendale all’Università Federico II e una laurea magistrale presso la ESCP Business School, ovvero l’École Supérieure de Commerce de Paris, la Business School più antica al mondo (1819), Flavio ha un passato da velista e skipper, addirittura di Francesco de Angelis, campione del mondo e skipper di Prada Luna Rossa, ed è fondatore e organizzatore di una regata velica per la sua Business School che dal 2008 a oggi si svolge annualmente, portando a Napoli 600 persone di 50 nazionalità diverse.

A poco più di anno dal lancio di MammaPack, avvenuto il 19 dicembre 2018, i risultati sono già più che lusinghieri. Ma partiamo, come sempre, dall’inizio.

«Com’è nata l’idea di MammaPack?»

«È nata da un’esigenza personale quotidiana di italiano all’estero. Dal 2005 sono in giro per l’Europa e ogni giorno mi ripetevo: “Dove posso trovare i prodotti che hanno connotato le emozioni della mia adolescenza?”, “Perché devo acquistare questi prodotti, quando li trovo, a prezzi stellari?”. Mettendo insieme capacità manageriali e volontà, con Romolo abbiamo iniziato a progettare un sistema per cui, oggi, gli italiani all’estero ci sono grati, perché possono comprare tutti i prodotti in maniera conveniente ed economica. Nel 2015, quando l’idea prende sempre più corpo, pubblichiamo una pagina test, un MVP (Minimum Viable Product, ovvero una sorta di bozza del sito futuro, Ndr) dell’offerta di MammaPack. La risposta è di forte interesse. Ci ragioniamo poi su per circa tre anni, mantenendo fede anche agli impegni professionali di ciascuno di noi due, io a Parigi in Christian Louboutin e lui a Ginevra in Procter & Gamble, e alla fine, nel 2018, costruiamo una nuova veste del sito: più di 10.000 prodotti, di 900 marche di largo consumo, che vanno dagli alimentari e le bevande ai prodotti per la cura della casa, per l’igiene personale e per l’infanzia, che vengono spediti nel pacco della mamma 2.0, in 21 Paesi europei rispettando una tempistica di 48/72 ore, raggiungendo nel 2019 circa 7.000 clienti nell’Unione europea. Nei fatti ritengo di non aver inventato nulla, certo né la mamma né il pacco della mamma né tantomeno i trasporti per farlo recapitare: ho saputo solo mettere insieme questi ingredienti e renderli godibili in un modello di business. C’è la capacità di esecuzione alla base del successo.»

Il nome, a metà tra tradizione e attualità, richiama appunto ciò che tutti conosciamo, ovvero il pacco con i generi di conforto confezionato dalla mamma per rendere al figlio meno malinconica la lontananza, e «scaturisce da un confronto con mia madre: fonte di ispirazione, sempre molto brava nei giochi di parole e nelle rime, è stata fondamentale in un brainstorming tra noi due e ha sancito il nome perfetto!».

Non avrebbe potuto esserci persona più idonea a dare il nome a questa startup! E ora è una mamma orgogliosa di questo quarto figlio, come degli altri tre, e felice di aver dato il la a questa idea fruita da migliaia e migliaia di italiani in tutta Europa e presto in tutto il mondo.

«A che punto è ora MammaPack?»

«Ha chiuso il 2019, ovvero il suo primo anno di vita, con un trend del volume di vendita in crescita mese dopo mese e con un fatturato di circa un milione di euro. Contiamo più di 7.000 clienti in 21 Paesi europei, al momento piuttosto concentrati tra Germania, Francia, Spagna, Regno Unito e Benelux, a cui possiamo assicurare di svegliarsi più allegri sapendo che avranno a colazione i biscotti di tutta una vita, e spendendo il giusto: questa è la nostra gioia! In tal modo contribuiamo anche a tenere vive determinate abitudini, alimentari e non solo, dei nostri connazionali all’estero. Il rischio di stabilizzarsi a lungo, o definitivamente, lontano da casa è quello di perdere dei rituali legati alla tradizione e al rapporto fiduciario stabilito negli anni con determinati prodotti.»

Insomma, MammaPack garantisce l’approvvigionamento del prodotto nostrano riuscendo a mantenere intatte le emozioni che quel prodotto suscita. In più, il costo dei prodotti è un costo italiano e sincero. Sia il prezzo del prodotto che quello della spedizione sono bassi, in linea con le aspettative di una spesa economica e conveniente.»  

«Quali difficoltà avete dovuto superare all’inizio e quali sono quelle attuali?»

«La maggiore difficoltà iniziale è stata la scalabilità del progetto: da subito abbiamo dovuto organizzare un processo che avesse un moltiplicatore molto alto. Mi spiego: un processo che oggi ha dieci passaggi domani ne deve avere quanti meno possibile e quanto più automatici possibile, perché ogni passaggio in più può essere un errore.

Ma più banalmente all’inizio è stato difficile trovare un ufficio a costi accessibili, nonché un luogo fisico di incontro per far proliferare le idee, per unire sinergie e scambiare esperienze: posso dire che abbiamo lamentato la penuria di un ecosistema startup a Napoli

«E ora la vostra sede dov’è?»

«Siamo nella Galleria Umberto I, al civico 27, dove si trovava la redazione del giornale fondato e diretto da Matilde Serao

«Cosa volete migliorare?»

«Attualmente puntiamo a diversificare l’offerta: non solo prodotti ma anche servizi, tutti quelli necessari agli italiani che devono trasferirsi a vivere oltralpe. Il senso deve essere: “Siamo sulla stessa barca… aiutiamoci!”. MammaPack quindi vuole rappresentare un facilitatore, per far sì che la solidarietà che ci contraddistingue emerga anche all’estero, direi un luogo di fiducia dove poter trovare buone informazioni, un luogo di scambio pulito.»

E visto che i nostri connazionali residenti in Europa sono oltre due milioni e ottocentomila, le offerte di MammaPack si collocano in un mercato decisamente recettivo. Questo lo stanno capendo anche le tante aziende che hanno iniziato a contattare Flavio per entrare nel circuito MammaPack per essere distribuite anche all’estero.

«Come avete sostenuto le spese per avviarvi?»

«Ci siamo autofinanziati; dopo soli tre mesi la nostra startup è riuscita a essere in break even point, cioè in punto di pareggio dove i costi fissi e quelli variabili sono pagati; e poi abbiamo fatto bootstrapping, che nel gergo delle startup significa “fare appello alle risorse e sinergie del proprio network, ovvero farcela da soli per abbassare i costi di gestione, piuttosto che rivolgersi agli investitori”. Per intenderci, abbiamo chiesto una mano a parenti e amici, non solo in termini economici ma anche di professionalità. Ovviamente la passione che si mette in ciò che si fa è fondamentale per motivare e per coinvolgere colui che si cerca di attirare nel progetto.»

«Mi parli del team?»

«Il nostro team ha una connotazione importante che è quella di essere composto, per il momento, da napoletani e tutti con un trascorso di italiani all’estero. Oltre a Romolo, co-founder, che a Ginevra ricopre il ruolo di Direttore marketing per un gruppo di brand di una multinazionale, e a me, ci sono Elvia, nostra social media manager, e Roberto, che ha lavorato come steward in Belgio, poi in Svezia e in Cina e alla fine è un cervello di ritorno: grazie a un post pubblicato su FB, in cui esprimeva frustrazione nel non trovare una nuova collocazione professionale a Napoli, è entrato in contatto con me; la sua forte motivazione, oltre che la sua formazione, mi ha convinto a includerlo nel nostro team, per il customer service, scelta che si è rivelata vincente per MammaPack, che cura attentamente la parte umana della relazione con i clienti.»

«Le età?»

«Siamo tutti e quattro tra i 29 e i 35 anni… io sono il più vecchio!»

«Venendo al cuore della rubrica, quali consigli ti senti di dare a chi vuole creare una startup?»

«Innanzitutto informarsi, leggere libri, seguire rubriche come questa, conoscere degli imprenditori o l’esperienza di startup che presentano le caratteristiche che possono interessare, e poi sfruttare la giovane età per provare ad agire, a fare impresa. È utile, inoltre, contattare associazioni, organizzazioni, community, ma anche docenti universitari, per stabilire come incanalare al meglio gli sforzi necessari. In definitiva parlare e confrontarsi sono gli strumenti più consoni e più alla portata del nascente imprenditore.»

«Qual è, secondo te, il segreto degli ottimi risultati rapidamente raggiunti da MammaPack?»

«I fattori chiave del successo risiedono in due parole: MammaPack è utile e divertente. Utile perché la spesa si può fare con un ampio assortimento e risparmiando, divertente perché unisce il prodotto alle emozioni. La nostra piattaforma non è impersonale, crea vera connessione di intenti, di desideri, di ricordi. In linea è anche il nostro packaging, disegnato da un’illustratrice napoletana che si chiama Lucia Porzio (Lalaj): raffigura, oltre al logo, anche delle simpatiche illustrazioni che sono un mix dei prodotti e degli oggetti che hanno scandito la nostra adolescenza. Se pensiamo che i nostri destinatari sono i nati negli anni dai ’60 ai ‘90, capirai che le icone simbolo a cui mi riferisco sono il walkman, il marsupio, lo skateboard, il VHS. Quando si riceve un pacco di MammaPack, l’effetto Wow! è assicurato. In più, in ciascun pacco abbiamo finora inserito come gadget una copia di Topolino degli anni ‘80 e ‘90, reperita su eBay; ora penseremo a gadget specifici a seconda del periodo dell’anno.»

Le scatole, tra l’altro, vengono fornite da un’azienda della rete per il Packaging Sostenibile 100% Campania, che quindi garantisce una produzione nel rispetto dell’ambiente. In più, MammaPack crede nell’ecosostenibilità avendo creato una “Foresta MammaPack” grazie a Treedom per compensare l’emissione di CO2.

Poiché “il vero successo non è nell’avere l’idea ma nel fare l’esecuzione dell’idea”, come mi dice Flavio, mi complimento con lui e auguro a MammaPack di continuare a far felici tanti nostri emigrati.

Luciana Pennino