Nico Pirozzi racconta la Shoah campana

“C’è il rischio che la ‘giornata della memoria’ diventi una festa civile, una celebrazione inadatta a combattere il rischio dell’oblio”. È quanto afferma Nico Pirozzi anche quest’anno coordinatore degli eventi di “Memoriae”, la manifestazione organizzata in collaborazione con la Fondazione Valenzi e la casa editrice ALI per la “Giornata della Memoria” del 27 gennaio. Al Liceo Vittorini di Napoli Pirozzi ha incontrato gli studenti e discusso le pagine del suo libro “Napoli Salonicco Auschwitz – Cronaca di un viaggio senza ritorno” (Edizioni Cento Autori).

DSC_0369

Che cosa racconta “Napoli Salonicco Auschwitz”?

È la storia della famiglia Hasson che ebrei italiani si trovarono a essere stranieri in casa propria fino alla tragica deportazione nel campo di Auschwitz.

Lei narra la deportazione degli ebrei in Italia fra distrazione, indifferenza ed eroismo. Di chi furono le maggiori responsabilità?

Distrazione, indifferenza e sporadici casi di eroismo (troppo pochi!) sono le caratteristiche salienti di questa terribile vicenda, ma la storia italiana non è diversa dal resto dell’Europa: le deportazioni avvennero ad opera di una minoranza di carnefici, mentre un gruppo esiguo di uomini fece il proprio dovere di essere umani offrendo aiuto agli ebrei,  ma la maggioranza fu costituita da spettatori passivi.

Anche quest’anno lei è stato tra i promotori e il coordinatore di “Memoriae” un percorso di attività ed eventi che culmina nel mese di gennaio con la celebrazione della  “Giornata  della Memoria”. Quali sono stati i momenti più significativi?

A Salerno, presso il Museo dello Sbarco, dal 23 al 27 gennaio, la performance “Di sola andata” a cura dei musicisti del Conservatorio “G. Martucci” di Salerno; a Napoli, nel Tunnel Borbonico, performance “E il sole si spense – Shoah: la voce della memoria” a cura di Nartea associazione culturale. Una novità assoluta, il Master di primo livello in “Didattica e comunicazione della memoria della Shoah e della cultura della tolleranza” organizzato dall’Università degli Studi di Napoli Federico II.

Nico Pirozzi

La celebrazione della “giornata della memoria” non è a rischio retorica?

È un rischio reale, non ha alcun senso concentrare un discorso così delicato in un giorno o in una settimana, ignorandolo per il resto dell’anno. In Europa stanno nascendo molti movimenti d’ispirazione antisemita e nazista. Dovremmo riflettere su quanto è accaduto in Francia, sul successo elettorale in Grecia di Alba Dorata che è un partito dichiaratamente nazista. Occorre coltivare con più vigore la cultura della tolleranza soprattutto nella scuola, altrimenti la lezione della storia cade nel vuoto.

Fare memoria è oggi più che mai importante. Quanto è incombente sulla memoria collettiva il pericolo dell’oblio?

C’è il grave rischio che le generazioni future crescano nella totale ignoranza di questa e altre pagine della nostra storia la cui conoscenza mi sembra fondamentale. È stato molto difficile ricostruire la memoria della Shoah: fino agli anni ’70 non c’erano testimonianze e dopo Primo Levi ci sono stati altri vent’anni di silenzio. L’oblio si può combattere generando una coscienza civile nelle nuove generazioni ma temo che il processo diverrà sempre più difficile quando verrano a mancare i testimoni diretti.

Come continua Nico Pirozzi a “fare memoria”?

Sono stato invitato a presentare i miei tre volumi sulla Shoah il 19 febbraio al MiraLibri a Mira in provincia di Venezia. Nel corso di questa manifestazione sarà privilegiato l’aspetto emozionale che le storie raccontate possono suscitare.  C’è un’opportunità molto coinvolgente di questo mio lavoro di ricostruzione storica condotto sullo studio di documenti: spesso dalle carte si materializzano le persone. I documenti diventano voci e volti e mani che si stringono. Un’emozione impagabile.

Enza Alfano

Nico Pirozzi