Una nuova foto osé di Madonna, introdotta da Instagram, imperversa nel web.

Dov’è la novità? La novità è che adesso Madonna è sessantenne. Il 16 agosto dello scorso mese il fatidico compleanno, un evento consegnato alla storia con il logo MA60NNA.

In questi 60 anni di vita e almeno 40 di carriera (chi può dire quando inizia la carriera di un’artista che si esibisce con stile personale anche nelle recite scolastiche?) Madonna è trasmigrata dalla storia della musica alla Storia umana attraverso un continuo infrangere di ogni tabù immaginato e immaginabile.

Da ultimo il suo corpo, vero e proprio feticcio sessuale, esibito nei numerosi video più o meno censurati, nel libro SEX (testo cult dell’erotismo), definito “del reato” nella pellicola di H. Amston, – neanche tanto malmesso, viene esposto nudo in biancheria di pizzo attraverso uno specchio scalfito e rovinato dal tempo.

Ancora una volta la donna che sa, più di ogni altra cosa, costruire leggende e soprattutto leggende di se stessa, crea una metafora con tutti gli archetipi del caso: il corpo nudo – ovviamente un corpo femminile, teatro di ogni meraviglia e di ogni scempio -, lo specchio, lo specchio rovinato, la biancheria di pizzo. Pochi elementi essenziali che narrano una storia millenaria.

Il femminile sempre al centro, alfa e omega di ogni cosa, la biancheria di pizzo a soddisfare il voyerismo maschile e femminile (questa dicotomia per Madonna è stata sempre irrilevante), lo specchio, il luogo in cui il femminile ha da sempre cercato conferme e spesso ricevuto umiliazioni, lo specchio rovinato dal tempo che, come il ritratto di Dorian Gray, assume le crepe dell’immagine che raffigura.

È una rappresentazione scioccante nell’epoca moderna che considera l’invecchiamento e la morte quali ultimi tabù e viene consegnata alla comunità mondiale attraverso Instagram, senza alcuna parola, nel perfetto stile Instagram.

La reazione dei follower, i primi a essere raggiunti dall’immagine, è di grande sconcerto. Si dice che non sia lei, si argomenta sul colore o sulla lunghezza dei capelli, come se la diva in queste lunghe decadi non li abbia portati di ogni foggia e colore.

Poi la dura realtà è recepita. Proprio il corpo di lei, quel corpo che si sempre cercato di vedere imperfetto (troppo bassa, troppo grassa, troppo muscolosa, troppo magra), esibito così spesso da diventare familiare come quello di un partner di lungo corso, ora sta invecchiando. Si chiarisca nulla di rovinoso. Nessuna devastazione da interventi estetici come quella prodotta sul volto di Laura Antonelli, nessun aumento di taglia incontrollato come quello di Serena Grandi, soltanto un fisiologico cedere della silhouette levigata e un accenno di pancetta. Tutto qui. Abbastanza per creare un caso. Abbastanza per infrangere il tabù dell’invecchiamento.

Ebbene sì, signori e signore, su questo mondo si invecchia o si muore. Queste parole avrebbero potuto essere la didascalia della foto e, sebbene non scritte, risuonano forti e chiare. Madonna infrange così gli ultimi tabù che le erano avanzati sul percorso a ostacoli in cui ha volontariamente trasformato la sua vita. Infrange anche questi col suo corpo, caricandolo di ferite. Come sempre.

“Niente l’ha fatta mai cedere. Sono state tante le sofferenze che ha dovuto sopportare perché non le sopportassero gli altri. […]. Ha diviso le acque perché gli altri potessero attraversarle senza rischi”. Questo dice di lei Guy Osery, il suo manager, nella rivista Vogue Italia edizione di agosto 2018, celebrativa dei 60 anni dell’artista.

E adesso apre un nuovo varco tra le acque, per tutti noi (soprattutto per tutte noi) attraverso cui il trascorrere del tempo e la perduranza della vita diventi un valore positivo anziché essere percepito come un triste sopravvivere a se stessi.

Abbiamo ancora tanto da fare, ci dice, e lo faremo con il corpo che ci resta, così come è. La vita dura fino alla fine. Un dito medio a chi la vorrebbe relegata nei programmi stile “Techetechetè” , un dito medio, tenuto bello alto, contro chiunque voglia fermare la vita con la frase “ormai è troppo tardi”.