Ma…” ‘O topo e ‘o turco” vanno ancora a letto insieme?

Napoli, Via Aniello Falcone, Tredici Scese di S’Antonio, Viale Maria Cristina. Tre strade, un solo mistero. Esisteva una scritta che suscitava domande e divertimento: ‘O topo se tène ‘o turco” (portarsi a letto qualcuno, in ogni caso averlo come amante). Era uguale anche il modo della scrittura.

Questa scritta si fa risalire agli anni ’30 ed è rimasta lì per decine di anni, neanche l’usura del tempo l’ha mai cancellata, fino pare agli inizi degli anni Novanta. Nelle zone interessate, molte persone sapevano, ognuna a modo suo, la storia del topo e del turco. Qualcuno affermava che erano i soprannomi di due santoni che operavano nel campo della magia nera; altri asserivano che la scritta indicava due guardaspalle di un famoso boss della zona; altri ancora, in tempi più recenti, parlavano di due “tossici” che si “tenevano” nel senso come più sopra tradotto in lingua. Era in ogni modo un linguaggio esplicitamente sessuale, in tutti e tre i casi. Questi due avevano cose intime in comune…

Nel caso “esoterico”, aprendo una cartina della città, i tre punti riguardanti le tre zone in cui era comparsa la scritta, uniti, formavano un perfetto triangolo, tra forze magnetiche e influssi spirituali. Gli anziani parlavano di questi fantomatici santoni legandoli a strane violente o misteriose storie di morti che accomunavano i loro parenti più stretti e le stesse abitazioni dei due erano descritte come catapecchie dove dall’una entravano e uscivano decine di topi e nell’altra erano presenti simboli cabalistici e disegni orientali come mezzelune e altri.

Sembra che i due poi moriranno negli anni ’50 ed allora ci si chiede chi mai rinnovasse di volta in volta quelle scritte mentre sbiancavano? La scrittura, ripeto, era come se fosse della stessa mano, sempre…

Dalla “voce ‘e popolo” delle zone interessate l’altra versione che ne fa storia di camorra, due guardaspalle feroci di un boss. Uno aveva i connotati simili ad un topo, con tanto di baffetti fini fini; l’altro, figlio di una non proprio brava donna, emigrato e ritornato dalla Turchia.

Si mormorava che fossero due amici troppo amici… Quando, di nascosto, si nominavano i due, sembra che la gente si toccasse il padiglione auricolare nel tipico gesto volgare e provocatorio dell’inclinazione sessuale. I boss e i due scagnozzi paiono abitassero nelle tre vie, quelle delle scritte e sembra che il boss avesse concesso la mano delle sue giovani figlie ai guardaspalle fidati. Sempre dalla bocca di strada, qualcuno raccontava che quelle scritte fossero un dispetto di un capozona rivale per screditare l’immagine dei nemici in questione. Fatto sta, sembra ovviamente, che il boss e le ragazze, pieni di vergogna si rifugeranno in Sicilia e “’o topo e ‘o turco” ammazzati e i loro corpi fatti sparire da qualche parte.

L’ultima ipotesi, meno accreditata solo perché temporalmente discutibile, è che le scritte riguardassero due tossici della zona Vomero, ovviamente legati tra loro sempre da quell’amicizia troppo… stretta.

Alle Tredici Scese di Sant’Antonio comparve un po’ più avanti una nuova scritta dove stavolta ci si chiedeva, per avere conferma: “Ma ‘o turco sò tene ‘o topo?”.

Forse nessuno lo saprà mai e il mistero raccontato stavolta a voce e non più dalle scritte riecheggerà ancora tra le prossime generazioni di napoletani.

In fondo, Napoli era, è e resterà sicuramente, una città misteriosa e fascinosa.

Carlo Fedele