Ma dov’è la prima stazione Italiana, la Napoli Portici?

Percorrendo il corso Garibaldi di Napoli,  all’altezza della stazione della Circumvesuviana, si intravede un rudere in tufo dalle cui finestre fuoriesce una folta vegetazione selvatica e un bell’albero di fico. Il passante più curioso si sarà certo chiesto di che cosa si tratti.

Ebbene, è quel che resta della prima stazione ferroviaria italiana, cioè la stazione di partenza della strada ferrata borbonica Napoli-Portici, inaugurata 176 anni fa e precisamente il 3 ottobre 1839, dal Re Ferdinando II che fortemente la volle. Allora ebbe le prime pagine di tutti i giornali europei e non solo per il suo carattere innovativo.

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Oggi versa in uno stato di brutale abbandono, tale da essere completamente sconosciuta alla maggior parte dei cittadini napoletani. In altri Paesi, come la Francia, le antiche stazioni dismesse diventano musei – come il d’ Orsay – ma anche in Italia ci sono esempi di recupero delle vecchie stazioni storiche, come la Leopolda di Firenze. Nel capoluogo campano questo non succede: non deve essere riconosciuta la sua storia, non deve magnificarsi il suo glorioso passato, piuttosto, tutto deve cadere nell’oblio.

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Qualche anno fa sembrò muoversi qualcosa per la sua ristrutturazione: fu presentato un progetto secondo cui la stazione doveva essere collegata alla Circumvesuviana come una sorta d’ingresso d’onore.

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Ma soprattutto sarebbe dovuto essere un museo in cui collocare le antiche locomotive e carrozze oggi ospitate presso il museo di Pietrarsa. Se fosse stato realizzato, avrebbe cambiato senz’altro  tutta la prospettiva di questo angolo di città.

Jerry Sarnelli