I lupi mannari o licantropi sono una delle leggende più antiche ed ogni paese o popolo ha la sua buona parte di miti e storie a riguardo. Anche la Campania ne ha alcune in proposito. Il più famoso caso di licantropia accertata, ed il più recente è quello di Napoli: Iolanda Pascucci, definita dai giornali “la lupa di Posillipo”. Nata a Roma nel 1921, dopo un’infanzia trascorsa tranquillamente, la giovane cominciò ad essere affetta dalla licantropia all’età di 12 anni, nelle notti di luna piena, la ragazza, avvertiva una sensazione strana, che le portava la bava alla bocca, le dilatava gli occhi, travolta da un senso di forte bruciore interiore che, la portava a bere molta acqua, ma che purtroppo, non riusciva a spegnere. Col passare del tempo, queste crisi andarono a scemare, e la donna si sposò con un musicista, ignaro della sua condizione.  Dal matrimonio nacquero due bambini. In seguito, le crisi ricominciarono e Iolanda la notte scappava di casa, per non fare del male alla propria famiglia, ritornandovi all’alba, un comportamento che divenne sempre più frequente e di conseguenza sempre più difficile da controllare, così la donna decise di fuggire via. Si nascose a Napoli, prendendo casa a Posillipo, sperando che l’aria di mare potesse placare questi sintomi incontrollabili ma non fu così. Fu fermata dalla polizia, mandata all’Ospedale degli Incurabili dove la legarono finche’ non passò la crisi. Di li Riusci’ a evadere e scomparve, dando vita alla leggenda della “lupa di Posillipo”.
Pare inoltre che, nelle zone di Agnano, Miano ed altre luoghindi periferia durante la Seconda Guerra Mondiale, dei lupi mannari si aggirassero nelle notti del plenilunio. I loro ululati, spesso all’unisono con le sirene, annunciavano l’arrivo degli aerei alleati.

Nell’Irpinia i lupi mannari sono noti come lupenari, pompanari o pampanari. Secondo le tradizioni locali, la licantropia sopraggiunge a dicembre, in particolari nelle notti di luna piena che precedono il Natale, costringendo gli uomini che ne soffrono a vagare per le campagne nudi e coperti solo di peli e foglie.

Anche nel beneventano hanno simili leggende intorno al periodo di natale. Ed in questo periodo che si crede anche che se un bambino nasce la notte di Natale, esso diventerà un lupo mannaro come punizione per essere nato la stessa notte di Gesù.

Un’altra leggenda viene che viene raccontata in diverse località rurali campane, è quella che racconta la storia di una giovane coppia sposi. Questi sono i estremamente felici, vivendo in condizioni umili, ma volendosi molto bene, si aiutano, si rispettano e vivono di buon accordo. C’è solo un piccolo particolare. Una volta al mese, durante la notte di luna piena, lui esce e non fa ritorno a casa fino al mattino dopo. Senza troppe spiegazioni, raccomanda alla moglie di non aprire mai la porta se prima non sente bussare tre volte. La donna, obbedisce senza far questione. Tuttavia spronata dalle amiche invidiose, dopo avergliene parlato, la giovane sposa decide di attendere, pazientemente, che giunga la notte del plenilunio. Così il marito dopo le solite raccomandazioni esce di casa. La moglie finge di essere d’accordo. Dopo un po’ la donna inizia a sentire colpi forti alla porta. Urla, grida e tonfi, come li aveva sentiti altre volte, ma questa volta, la ragazza vinta dalla curiosità, spalanca la porta e si trova di fronte un terribile lupo nero che subito l’azzanna alla gola, uccidendola. Naturalmente quel lupo, era il marito. Colpito da una maledizione antica che prendeva tutta la sua famiglia (facevano i fornai apposta, per lavorare di notte quando non potevano riposare) erano lupi mannari. I’indomani, al risveglio si vede coperto del sangue della moglie. E si ammazza, per il dolore ed il senso di colpa.

sumona caruso