Lunedì 22 luglio, nell’affascinante Arena di Verona, il leggendario chitarrista ha salutato per sempre (forse) il pubblico italiano

Non è un concerto qualsiasi quello in cui Mark Knopfler, leggendario chitarrista ed ex leader dei Dire Straits, si è esibito lunedì scorso nella sempre affascinante cornice dell’Arena di Verona. A Barcellona, prima data del suo tour mondiale, il Maestro (come lo chiamano i suoi fans) aveva detto che era ormai tempo di ritirarsi, confermando le voci secondo cui questo sarebbe stato il suo ultimo tour live. Ma già allora Knopfler aveva lasciato una speranza a chi ama la sua musica, parlando solo di esibizioni live e non di dischi. Napoliflash 24 lo aveva anticipato nell’articolo “Gli orfani del Sultano della chitarra” (https://www.napoliflash24.it/gli-orfani-del-sultano-della-chitarra-mark-knopfler/). Ma dato che Verona era la sua ultima tappa italiana e che probabilmente non farà più tour, l’atmosfera in Arena era un misto di gioia e tristezza che Knopfler, con la sua musica, ha splendidamente incorniciato, sebbene proponendo una scaletta ormai standard rispetto alle precedenti date. Knopfler parte subito con ‘Why Aye Man’ infiammando il pubblico che si lancia nella prima di una lunga serie di standing ovation (praticamente alla fine di ogni brano), di seguito propone ‘Corned Beef City’; ma è sul terzo brano che l’Arena di Verona si alza tutta in piedi: ‘Sailing To Philadelphia’, tratta dall’album omonimo (nella versione originale in duetto con James Taylor), incanta il pubblico che, ancor prima di riprendersi, esulta sulle note del brano successivo, ‘Once Upon A Time In The West’, che in tanti amano e che solo di recente ha inserito in scaletta. E se a qualcuno già scappava una lacrima ricordando i tempi dei Dire Straits, ecco che Knopfler infierisce colpendo tutti con ‘Romeo and Juliet’, un classico su cui sono nati molti amori (e molti bambini). A questo punto anche lui si lascia andare ai ricordi e parla al pubblico di quando suonò questi brani la prima volta a Verona, nel 1992, e prosegue dicendo che quando gli hanno proposto questo tour ha pensato di smettere e andare in pensione. Al fragorosissimo (e ovvio, ma giustificato) disappunto del pubblico, Knopfler aggiunge una frase che lascia sperare tutti: “Poi ci ho ripensato e mi sono detto: hey, ma io amo tutto questo!”. Chissà, magari ci ripensa davvero e deciderà di fare qualche tour, forse limitato alla sola Inghilterra. Vedremo, ma nel frattempo, dopo aver confortato l’Arena con le sue parole, Knopfler riparte con ‘My Bacon Roll’ seguita da ‘Matchstick Man’ di cui spiega la genesi con un curioso aneddoto: da ragazzo viaggiava in autostop e, racconta, una volta era arrivato fino a Brindisi imbarcandosi poi per la Grecia. Un inverno in cui suonava con una band “in un posto schifoso (parole sue) del sud dell’Inghilterra”, decise di voler tornare a casa per Natale a tutti i costi e partì in autostop, ma un camionista lo lasciò nel nulla delle Midlands e lui, guardandosi intorno, non vedeva altro che neve; “Ero da solo, con la mia stupida chitarra, la mia stupida borsa e io, stupido, e ho pensato: me la sono cercata! E ci ho scritto su una piccola canzone.” La scaletta a questo punto prevede ‘Done With Bonaparte’, un brano del suo primo album solista, e prosegue con ‘Heart Full Of Holes’ per poi tornare ai tempi dei Dire Straits con la romantica ‘Your Latest Trick’, seguita da ‘Postcard From Paraguay’ e dalla dolcissima ‘On Every Street’, che riporta tutta l’Arena al tour del 1992 con i Dire Straits. Nel finale Knopfler propone ‘Speedway at Nazareth’ e lascia il palco seguito dagli altri musicisti; ma il pubblico attende il bis e lui non lo tradisce, anzi, lo manda prima in delirio con ‘Money For Nothing’, in cui non fa rimpiangere a nessuno i tempi andati, e lo saluta, questa volta definitivamente, con la splendida ‘Going Home: Theme From ‘Local Hero’. Ma qui l’eroe è solo lui, con la sua chitarra. La band dei suoi fedelissimi lo segue e lo supporta in ogni brano in modo perfetto, ma è solo il suo tocco magico sulla chitarra a rendere la sua musica un incantesimo che non si scioglie ormai da 40 anni. A chi dice che fa bene a ritirarsi perché non ha più il tocco di qualche hanno fa, Knopfler a Verona ha dato una risposta chiara e bellissima, dando vita ad una serata perfetta in cui non solo ha suonato magistralmente con la sua band e ha scherzato col pubblico, ma soprattutto lo ha emozionato con la sua musica. Vederlo sul palco non più giovane, a volte seduto a suonare, non deve trarre in inganno; il suono che Knopfler tira fuori dalle sue chitarre (anche su questo scherza dicendo che da ragazzo cercava disperatamente una chitarra qualsiasi e ora ne è circondato), è sempre unico e tocca le corde del cuore di chi ascolta, per questo in tanti sperano che il suo sia solo un ‘arrivederci’ e non un ‘addio’, ma se fosse così non possiamo che ringraziarlo per la sua musica; come hanno fatto i fans del più numeroso fan club italiano di Knopfler, il ‘Mark Knopfler World’ (www.markknopflersworld.com https://www.facebook.com/groups/726500827368257) che ad ogni serata italiana gli hanno fatto trovare uno striscione con la scritta “We Love You Mark. Thak You For These 40 Years”.