Sabato 05 marzo 2016, alle ore 18.00, si inaugura la mostra dell’artista Lucio Statti, a cura di Veronica Longo, presso la Galleria d’arte Salvatore Serio, in Via Oberdan 8, Napoli (nei pressi di Piazza Carità).

Fluttuano su acque trasparenti le barchette di carta, memoria di giochi infantili, ma portatrici di messaggi insiti nella carta stampata del quotidiano stesso. Vagano verso mete ignote, alla ricerca di sogni… è questo il mondo del bambino, che ricorre nelle opere di Statti, un universo apparentemente ludico, ma in realtà profondamente malinconico. I fanciulli che partecipano a queste vicende immaginarie osservano ciò che li circonda con sguardo perplesso e sembra interroghino lo spettatore stesso, talvolta si pongono con un atteggiamento “sfrontato”, mostrando senza veli i pensieri più reconditi. Lucio Statti, classe 1947, inizia la sua carriera di pittore da autodidatta, formandosi sui grandi esempi dei maestri del ‘900, tra cui spiccano (a seconda dei periodi), la monumentalità di Sironi, le atmosfere di Turner, il senso del fantastico di Chagall, la poesia della natura di Morandi, le ambientazioni talvolta statiche e sospese del “realismo magico”… ma sebbene Statti sia figlio di questa proficua tradizione, se ne distacca interpretandola a suo modo. Negli anni ’80 le sue opere si presentano con colori o atmosfere fantastiche in cui i paesaggi con alberi a forma di cubo o cono, lasciano lo spazio a “soldatini” su cavalli (Il piccolo generale, 1987) o a fanciulli che volano in alto sollevati da palloncini (Verso nuovi mondi, 1989); in altri casi le tonalità sono più cupe e i bambini sono immersi nella totale solitudine. Pausa isolata è, invece, la fase informale del 1998 in cui l’artista si esprime con dinamismo e cromaticità vivaci. Nel suo percorso artistico, segnato da numerosi riconoscimenti e mostre anche all’estero, senza dubbio sono da menzionare la vincita del prestigioso premio La Ginestra d’oro nel 1992 e la tesi per il conseguimento del diploma accademico che viene dedicata da Maria Montella al suo operato nel 2002. In questa poetica ludica rientra anche il paesaggio, poiché ogni elemento della natura partecipa al gioco dell’universo in cui altre leggi e componenti hanno il loro ruolo. In questa fase, tra il 2001 e il 2005, le ambientazioni si mostrano in maniera totalmente diversa: grandi distese infinite, lunghi orizzonti, talvolta sfondi “piatti” su cui si stagliano i soggetti, altre volte alberi secolari che s’impongono con maestosità: sembra non ci sia la necessità della presenza umana che potrebbe solo riscontrasi nel palloncino rosso che vola in lontananza contro un cielo in tempesta (L’albero e il palloncino, 2002). In seguito, Statti torna alla figura così come la osserviamo ora: bambini o adulti sono rappresentati in maniera quasi iperrealistica, diventando parte integrante dello scenario che identifica ulteriormente la peculiarità dei “personaggi”.

Lucio Statti,  Adolescenza, 2014, olio su tela, 100 x 100 cm

Tornano di continuo, come simboli ricorrenti, non solo le barchette di carta, ma anche palloncini, aquiloni e trenini, giocattoli immersi nella natura di questi quadri di grandi dimensioni, in cui una ragazzina si mostra con la speranza della sua pubertà (Adolescenza, 2014), oppure il bambino gioca sulla riva dai ciottoli brillanti (Il costruttore di barchette, 2014); altri paesaggi sono invece caratterizzati da alberi lussureggianti (Il sogno della libertà, 2014). Sono sempre opere a olio su tela di lino o juta, che l’artista prepara personalmente seguendo la tradizione della colla di coniglio stesa a strati, finché il supporto non sia idoneo ad accogliere la pittura. Tuttavia, negli ultimi anni Statti si dedica pure all’incisione, dove riporta i soggetti a lui cari, ma con la perizia grafica tipica dell’acquaforte e dell’acquatinta (Il burattino ieratico, 2006) o con i neri vellutati della puntasecca (Marco, 2014). Un’esposizione, quindi, che mette in luce un universo interiore, trascorso o recente, che nei suoi colori e forme ci invita al gioco, ma anche alla riflessione: in un tempo in cui tutto scorre veloce e in maniera superficiale, Lucio ci ricorda che c’è ancora tempo per la fantasia e per prendersi cura di quell’eterno fanciullo che si rifugia nel nostro animo alla ricerca dell’ascolto altrui….

Lucio Statti, L’Averno, 2015, olio su tela, 100 x 100 cm

Testo critico di Veronica Longo – Rassegna stampa a cura di Rosalba Volpe

La mostra è aperta fino al 15 marzo, dal lunedì al sabato: 10.30 – 13.00 e 16.30 – 19.30; domenica 16.00 – 19.30. INGRESSO LIBERO.

Info: 0815523193 – totoserioss@libero.it