Appuntamento al Mercadante per il nuovo libro di Lucia Stefanelli Cervelli “L’occhio fisso” Homo Scrivens Edizioni

Si presenta, lunedì 19 alle 17,30, presso il teatro Mercadante di Napoli, “L’Occhio fisso”, ultima fatica letteraria di Lucia Stefanelli Cervelli. La regista, attrice, sociologa della comunicazione scenica, dopo il successo de‘ “L’occhio strabico”,  ritorna alla narrativa con “L’occhio fisso” e racconta il perchè ai lettori di Librimania.

Lucia Stefanelli

Dall’occhio strabico all’occhio fisso.  Che cos’è successo al “suo occhio”?

Si è spostata la prospettiva. L’occhio strabico era timido e riverente si limitava a raccogliere ciò che era in angolo; col procedere degli anni, l’occhio è diventato fisso, cogente, quando afferra un oggetto diventa possessivo e non lo lascia più. È una sorta di predatore vorace. Acquisisce una pedanteria che è tipica del suo procedere negli anni.

Scrivere è dunque una questione di “sguardo”. Vivere è una questione di sguardo?

Scrivere, vivere è sempre questione di sguardo, che non deve allargarsi solo nella prospettiva esterna, ma deve accrescere la sua profondità interiore per il riconoscimento di un’identità, un rintracciarsi. Occorre sempre una contemperanza fra lo sguardo orientato verso l’esterno e questo sguardo interiore. L’affermazione identitaria diventa parametro di giudizio di ciò che lo sguardo orientato sull’esterno si sforza di conoscere.

 

Che cosa guarda Lucia Stefanelli col suo “occhio fisso”?

L’occhio fisso più che guardare, aspetta che le cose si lascino guardare. Oggetti che in maniera malcapitata e malcapitante restano impigliati nel suo sguardo: piccole manie, ossessioni, come il tatuaggio del corpo, i grossi movimenti di massa, gli avvertimenti improponibili, come il “pericolo caduta massi!”, dove l’avvertimento è inutile. L’occhio fisso guarda l’assurdità che è un sovratono del reale. L’assurdo non esiste ma è insito nella ragione, non perché sia assurda la ragione, piuttosto siamo noi incapaci di comprenderne tutte le ragioni.

L’”Occhio fisso” è una raccolta di racconti che lei stessa ha definito “monologanti”.  Questa particolare forma si lega alla sua esperienza teatrale agita da attrice e vissuta come autrice di testi per il teatro. Inizia a gennaio il suo corso di scrittura teatrale. A chi si rivolge?

Il corso si rivolge a chi vuole entrare nel mistero della scrittura teatrale smontandola nei suoi elementi fondanti, si tratta di affrontare non il semplice passaggio da narrativa a sceneggiatura ma lo studio approfondito degli elementi che costituiscono la scrittura drammatica. Si propone soprattutto di avvicinare i corsisti alla capacità di dare alla parola un’intenzionalià pregressa che è il reticolo di supporto nello svolgimento della trama drammatica. Si lavorerà in maniera laboratoriale a un’ipotesi di regia su un testo dato e a esercitazioni di scrittura di un testo teatrale individuale o collettivo. L’inizio del corso è fissato per il 14 gennaio, le lezioni avranno cadenza quindicinale e si svolgeranno presso la Sala Eventi di Homo Scrivens Edizioni in via Santa Maria della Libera, dalle ore 17, alle 19,30. Ci si può iscrivere mettendosi in contatto con www.homoscrivens.it.

È troppo presto per parlare di un nuovo progetto?

C’è già un progetto: sarò in scena a febbraio, al Primo, con il testo “Sul dolore e sull’amore”, riadattamento di Arnolfo Petri da Fassbinder.

Enza Alfano